Il Tirreno

IL FILM

Un uomo selvaggio tutto rabbia e inquietudine: Michelangelo raccontato da Konchalovski

Una scena de "Il Peccato" di Andrei Konchalovski
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Una scena de "Il Peccato" di Andrei Konchalovski

Presentato a Firenze “Il Peccato”, film costato 10 milioni e girato per la gran parte in Toscana, che arriverà nei cinema giovedì prossimo 

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Tormentato, irascibile, smisurato, cupo. Michelangelo, genio compreso in vita ma eternamente insoddisfatto, lui che non ancora 25enne aveva scolpito la “Pietà” conservata in San Pietro, rivive sullo schermo grazie a Andrei Konchalovski che ne fa il sanguigno protagonista de “Il Peccato”, il film che ha chiuso la Festa del Cinema di Roma e che da giovedì prossimo sarà nelle nostre sale (distribuisce Rai 01). Lo stesso Konchalovski incontrerà il pubblico fiorentino la sera del 28 al cinema Principe per poi ricevere le chiavi della città. E venerdì 29 il regista sarà a Carrara in occasione della proiezione speciale al Cinema Garibaldi.

Konchalovski, fratello maggiore di Nikita Michalkov, è autore eclettico. Ha diretto film molto diversi fra loro come “Zio Vania” e Maria’s Lovers”, ha collaborato con Tarkowski per “L’infanzia di Ivan” e “Andrei Rublev”, ha firmato numerose regie teatrali (l’ultima è l’adattamento di “Scene di un matrimonio” di Bergman), due volte Leone d’argento alla Mostra di Venezia, una carriera costellata di sfide e successi che hanno toccato tutti gli ambiti della regia. Ora sposa la causa del nostro Rinascimento. E ne incornicia i profili attorno a una delle figure simbolo, la più traumatica e apocalittica: Michelangelo Buonarroti. Konchalovski si muove fra il biopic patinato, la recente saga medicea televisiva e lo sceneggiato d’una volta.

Un artista irrequieto, in perenne conflitto con i committenti e insofferente alle loro regole, in lotta con la sua famiglia e soprattutto con se stesso, questo è Michelangelo disegnato da Konchalowski insieme alla sceneggiatrice Elena Kiseleva. Un uomo tutto rabbia e inquietudine, esaltazione e disordine, selvaggio e irsuto fino all’eccesso. Figlio non riconciliato di un tempo che non fu solo arte, grazia e bellezza ma anche, e sopratutto, disordine e furore. Un tempo brutto, sporco e cattivo. «Il Peccato – afferma Konchalowski – è inteso come una visione, genere che fu popolare nel tardo Medioevo ed ebbe il suo culmine con la dantesca Divina Commedia. Voglio esprimere non solo l’essenza del carattere di Michelangelo ma anche sapori e odori dell’epoca in cui è vissuto, sanguinosa e crudele quanto piena di ispirazione e di bellezza».

Interamente girato in Italia in 14 settimane, Michelangelo che ha il volto “somigliante” di Alberto Testone, vive di panoramiche location fra Toscana e Lazio: il Monte Altissimo sulle Alpi Apuane con le sue cave dove Michelangelo scovò l’enorme blocco di marmo per il suo Mosè (una delle sequenze più emozionanti dl film) e poi Pienza, Tarquinia, Fosdinovo, Montepulciano, Firenze, Arezzo, Massa e Carrara.

Sarà pure una “visione” come dice Konchalowski ma il film si muove nel solco di una concretezza organica, di un materialismo ripetitivo, qua e là banalizzante e alla fine prevedibile. Nel cast troviamo Jakob Diehl, Francesco Gaudiello, Orso Maria Guerini, Massimo De Francovich. Costato più di 10 milioni di euro, il film è stato realizzato grazie a un sostanzioso contributo del Ministero della cultura della Federazione russa.

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