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firenze: museo dell’opera del duomo 

Cantiere aperto alle visite per il restauro della spettacolare “Pietà Bandini”

Cantiere aperto alle visite per il restauro della spettacolare “Pietà Bandini”

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FIRENZE. È un po’ come la Gioconda per il Louvre. Il catalizzatore di quanti annualmente visitano il museo dell’Opera del Duomo di Firenze. Parliamo della Pietà di Michelangelo, o Pietà Bandini, che a partire da oggi sarà sottoposta a un complesso intervento di restauro che terminerà entro l’estate del prossimo anno. Ma l’opera resta al suo posto. Visibile al pubblico.

Il cantiere predisposto nella così detta sala della Tribuna di Michelangelo dove il gruppo scultoreo fu collocato dopo il nuovo allestimento del museo nel 2015, sarà infatti “aperto”. L’intervento, commissionato dall’Opera di Santa Maria del Fiore, finanziato dalla Fondazione Friends of Florence sotto la tutela della Soprintendenza fiorentina e le province di Pistoia e Prato, è stato affidato all’equipe guidata da Paola Rosa, formatasi all’Opificio delle Pietre Dure.

Scolpita in un enorme blocco di marmo bianco di Carrara, tra il 1547 e il 1555, quando Michelangelo era alla soglia degli 80 anni, la Pietà Bandini è una delle tre realizzate dall’artista. «A differenza delle altre due, quella giovanile vaticana e la successiva Rondanini conservata a Milano – sottolinea Timoty Verdon direttore del museo – il corpo del Cristo è sorretto non solo da Maria ma anche da Maddalena e dall’anziano Nicodemo, a cui Michelangelo ha dato il proprio volto. Particolare confermato anche dai due biografi coevi all’artista, Giorgio Vasari e Ascanio Condivi, grazie a cui sappiamo che la scultura era destinata a un altare di una chiesa romana, ai cui piedi l’artista avrebbe voluto essere sepolto. Anch’essa, come altre sculture di Michelangelo, è considerata opera non finita, anche se la dizione che più le competerebbe è quella del XVI secolo quando si diceva ancora opera infinita». Nell’arco di oltre 470 anni di vita, durante i numerosi passaggi di proprietà e le traumatiche vicende storiche, è presumibile che la Pietà sia stata sottoposta a vari interventi di manutenzione che però non risultano documentati perché considerati semplici operazioni di routine. Risulta invece monitorato il calco eseguito nel 1882, di cui rimane la copia di gesso alla Gipsoteca del Liceo artistico di Porta Romana a Firenze. «Probabilmente è in conseguenza di questo intervento ottocentesco – spiega Paola Rosa – che la superficie si è modificata cromaticamente, soprattutto a causa dell’alterazione delle sostanze utilizzate per l’esecuzione del calco, ma anche di quelle più aggressive impiegate per rimuoverne i residui. L’attuale intervento sarà rispettoso della visione oramai consolidata di una superficie visibilmente “ambrata” e delle patine che nel tempo con il loro naturale processo d’invecchiamento hanno trasformato la cromia originaria del marmo». —

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di Redazione web