Il Tirreno

A Livorno dopo 196 anni torna in scena l’opera di Mozart “Le nozze di Figaro”

Maria Teresa Giannoni
A Livorno dopo 196 anni torna in scena l’opera di Mozart “Le nozze di Figaro”

Al teatro Goldoni sabato 23 novembre e domenica 24 con il direttore d ’orchestra Sipari Di Pescasseroli: «Un’esecuzione brillante con l’Ort» 

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LIVORNO. Ci riporta indietro nel tempo “Le Nozze di Figaro” l’opera di Mozart che va in scena al Goldoni sabato 23 novembre (ore 20,30) e domenica 24 (ore 16). Praticamente si tratta della prima rappresentazione in epoca moderna a Livorno, visto che l’ultima volta che l’opera fu presentata era il 1823, quasi duecento anni fa, al teatro degli Avvalorati. Il Goldoni non c’era ancora ma Livorno era già ricca di teatri, tra Settecento e Ottocento era la città che in Italia ne aveva di più: molti furono dilaniati dai bombardamenti dell’ultima guerra ma alcuni caddero vittime della speculazione edilizia della ricostruzione. Gli Avvalorati fu parzialmente distrutto dalle bombe ma poi invece di essere ricostruito fu demolito e al suo posto fu disegnato il viale che ancora porta il suo nome. Nel Novecento era diventato una sala cinematografica ma ai tempi in cui fu presentata l’opera di Mozart era un grande teatro con tre file di palchi, una platea larga 15 metri e profonda 18.

Nato come Teatro degli Armeni e inaugurato alla fine del Settecento cambiò nome quando fu acquistato dall’Accademia degli Avvalorati poco più tardi. A recuperare la memoria dell’antico teatro in questi anni ci ha pensato il fisarmonicista Massimo Signorini che ha fondato l’Associazione Accademia degli Avvalorati e ha organizzato iniziative e concerti per ricordare alla città il suo grande patrimonio culturale.

Proprio “Le Nozze di Figaro” ci fa pensare a questo passato glorioso. Una responsabilità in più anche per il direttore d’orchestra abruzzese, Jacopo Sipari Di Pescasseroli che sta provando l’opera in questi giorni al Goldoni con l’Orchestra della Toscana. «Sarà un’esecuzione brillante – assicura – come Mozart richiede. Merito sarà senza dubbio dell’Ort che è un complesso con un’energia straordinaria». Lui già conosce l’orchestra perché l’ha diretta nel Trittico di Puccini l’anno scorso a Torre del Lago. È giovane (35 anni) ma ha già fatto un sacco di cose ed è considerato una delle bacchette italiane in sicura ascesa: Sipari è responsabile di alcuni festival di musica importanti e non disdegna il pop d’autore (ha diretto l’orchestra per cantanti come Anastacia, Noemi, Antonella Ruggiero e altri).

Il direttore è anche avvocato ed è il più giovane del Tribunale della Rota in Vaticano. Lei che è un pucciniano, come si pone di fronte a Mozart? «Mozart rappresenta una grande sfida personale, per un musicista è un’impresa titanica. Con lui ciò che sembra semplice e lineare non lo è, riesce a fare miracoli con un’orchestra piccola. Quest’opera dove tutto è teatro diventa una lettura dell’anima. Racconta una giornata di follia in cui succede di tutto, ma dove in tre minuti si riassume il senso dell’amore e della ricerca della felicità. Nel famosissimo finale del secondo atto da un semplice duetto si arriva ad avere tanti solisti in campo che dicono tutti cose diverse e tutti insieme. Ma i loro cuori sono vicini perché il segreto della felicità è ascoltarsi, perdonarsi vicendevolmente, amarsi. Trovare tutto questo in un’opera scritta alla vigilia della Rivoluzione Francese mi ha sconvolto».

Tra gli artisti di musica pop con cui ha lavorato chi l’ha colpita di più? «Gente come Ron, Antonella Ruggiero, Simona Molinari sono dei poeti. Ma senza dubbio non ho mai conosciuto una donna con una potenza come Anastacia».

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di Redazione web