Sicurezza
Cetto torna e diventa re Albanese: «Maschera che mi fa vergognare»
Terzo film con il personaggio volgare, amorale e maschilista creato dall’attore: «La realtà però supera la mia comicità»
ROMA. Con “Cetto c’è senzadubbiamente”, in sala da domani, la maschera politico-cialtrona creata da Antonio Albanese torna per la terza volta scegliendo la forma politica più estrema: l’essere sovrano. Ma va detto, spiega l’attore, che la realtà ormai supera tutto: «Siamo stati scavalcati dalla famiglia reale – dice facendo riferimento allo spot di Emanuele Filiberto di Savoia per la serie Netflix, The Crown – Non so davvero cosa dire di questa cosa senza troppa dignità se non che supera di molto la mia stessa comicità espressionista».
Ignorante, cafone, maschilista, truffaldino, senza alcun senso dello stato, Cetto La Qualunque torna così, dopo sette anni passati in Germania, decidendo di andare oltre ogni mediazione politica tradizionale proponendosi direttamente come re. E questo anche grazie a una rivelazione, quella che vuole sia figlio illegittimo di un principe locale e quindi del tutto legittimato a fregiarsi del titolo di Re delle due Calabrie. Per la sceneggiatura, il comico si è fatto affiancare da Piero Guerrera, mentre alla regia c’è Giulio Manfredonia.
Riferimenti a Matteo Salvini, sovranista per eccellenza? «Non guardo certo a una sola persona – dice Albanese – Faccio un esempio: in Svezia il primo partito è di ultra destra. È vero però che la parola sovranismo sottintende un sovrano e questo mi spaventa un po’ anche per il futuro dei miei figli. Fare un personaggio come Cetto che è, allo stesso tempo, volgare, amorale e maschilista – dice – mi fa vergognare come una bestia quando ci penso e a volte questo mi provoca il torcicollo, un modo per non guardare. E pensare che l’idea di Cetto mi è venuta quando ho visto un giorno un candidato mostrare la foto della moglie del suo concorrente dicendo che era una puttana e dunque il marito un cornuto invotabile».
Fatto sta che la maschera di Cetto La Qualunque, come conclude il regista, «funziona ancora ed era poi giusto raccontare dove si era arrivati in politica».
Nel cast del film, fra gli altri, anche Nicola Rignanese, Caterina Shulha e Gianfelice Imparato. —
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