Gioco
I vagabondaggi di Chatwin, gattino viziato. Un viaggio filosofico con Tuono Pettinato
L’autore pisano in libreria col suo nuovo graphic novel: «Parlo della libertà e delle conseguenze per ottenerla»
Che fine fanno i gattini smarriti? A questa e a molte altre domande tenta di rispondere Tuono Pettinato in “Chatwin” , il suo nuovo romanzo a fumetti pubblicato da Rizzoli Lizard.
Tutto principia quando Chatwin, gatto viziato e coccolato, scopre che là fuori c’è un mondo da esplorare. Armato di inutili mappe, inizia il suo vagabondaggio, senza una meta. Tra mille peripezie e incontri rivelatori, sarà una progressiva perdita d’innocenza. Chi segue il fumettista pisano (al secolo Andrea Paggiaro) e lo apprezza, non resterà di certo deluso dalle pagine del suo nuovo libro, anzi. Come di consueto, ci accompagna coi suoi disegni cartoonosi e fintamente innocui ad indagare su questioni profonde come la scelta tra accontentarsi di quel che si ha, oppure spingersi un po’ più in là, ignari delle conseguenze. E lo fa, al solito, in maniera all’apparenza spensierata, ma con un carico di riferimenti filosofici e letterari che non passano inosservati, seppure ammantati con la consueta sorniona ironia, mescolando cultura alta e pop.
Parlare di (ennesimo) capolavoro potrebbe essere una lecita scorciatoia. «In questo libro volevo parlare della libertà e delle conseguenze per chi cerca di ottenerla – spiega il fumettista – e il mio Chatwin, paradossalmente, ha bisogno di conoscere la cultura umana per scoprirsi gatto».
Ma perché un gatto, o un essere umano, dovrebbe a un certo punto decidere di abbandonare ogni comodità?
«Fritz Lang sosteneva che ogni persona decente dovrebbe scappare di casa. Bisogna coltivare per se stessi un lato fuggiasco e avventuroso. L’artista e il gatto devono potersi mettere in pericolo per esplorare l’ignoto».
Chatwin subisce coccole e violenza. Sono peggio gli esseri umani crudeli o quelli troppo affettuosi?
«Per anni il mio motto è stato “la cortesia è una forma elaborata di sadismo”. Quando ho realizzato “Corpicino” ho indagato il lato oscuro della gente comune, mentre con “L’Odiario” ho cercato di raccontare l’astio e il fastidio che segretamente si prova a dire sempre di sì a tutti. Mi piace mettere in scena cattivi cattivissimi, ma forse i buoni buonissimi sono ancora più micidiali».
Si sa, il mondo si divide tra chi ama i gatti e chi i cani. Lei da che parte sta?
«Dall’ossessione per Snoopy al mio disegnare cagnolini compulsivamente, mi sono sempre schierato dalla parte dei cani, e infatti il mio prossimo libro avrà proprio i cani per protagonisti. Ma lavorare a questo fumetto mi ha fatto solidarizzare con i gatti, piccoli teneri campioni dell’ozio e della felina indipendenza».
E se Tuono Pettinato fosse un po’ gatto anche lui?
«Decisamente sì, credo di aver trovato un mio lato gattesco. E poi i gattini sono sempre stati dei docili e dispettosi compagni di supercattivi internazionali, come Ernst Stavro Blofeld, lo storico nemico di 007, ma anche di artisti come Stanley Kubrick e Jacques Prévert. Con queste premesse, non potevo non aderire a questo elitario club felino».
Cos’è casa per lei?
«Casa è la rassicurante abitudine, ma ogni tanto bisognerebbe mettere le zampette fuori dalla propria cuccia. Non so se esista una Shangri-La dei fumettisti, ho qualche mappa per illudermi di orientarmi nel mio percorso da disegnatore curioso, ma anche tanta nostalgia per i posti che a Pisa mi hanno accolto in passato e che adesso non ci sono più, come la libreria Fumettando e il negozio di dischi Wide Records».
Ci sarà un “Chatwin 2”?
«Mi piacerebbe un seguito, ho già una vaga idea di come potrebbero proseguire le storie di questi poveri gattini vagabondi. Ma lo farò solo quando troverò qualcosa di necessario da raccontare. Ho bisogno di raccontare storie necessarie. In sette vite dovrei riuscire a farcela». —
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