Il Tirreno

Matematica, a Luigi Ambrosio il prestigioso premio Balzan

Giuseppe Boi
Luigi Ambrosio a Berna durante il discorso di ringraziamento per il premio Balzan 2019
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Luigi Ambrosio a Berna durante il discorso di ringraziamento per il premio Balzan 2019

A Berna il riconoscimento al direttore della Scuola Normale di Pisa per i suoi studi. Riceverà anche 680mila euro, metà dei quali destinati a progetti di ricerca 

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Può la ricerca scientifica avere una valenza estetica? Può lo studio matematico essere favorito dalla scelta di tematiche più belle di altre? Domande di difficile risposta, partendo per altro dall’assoluta soggettività del concetto di bellezza. Chi però è assolutamente certo nel dare un responso positivo è Luigi Ambrosio, matematico e direttore della Normale di Pisa. Da sempre, nel solco di quanto già tracciato dal suo maestro Ennio De Giorgi (matematico a cui è intitolato il centro di ricerca della Scuola superiore pisana), il professore dichiara di scegliere i suoi ambiti di ricerca seguendo un criterio estetico. E quel metodo di scelta lo ha portato ieri a Berna, dover ha ricevuto il premio Balzan 2019 per la matematica.

Il Balzan non è il Nobel, ma è uno dei premi che si avvicina di più a quelli assegnati in Svezia ed è tra i più ambiti dal punto di vista accademico. Ogni anno la Fondazione Eugenio Balzan (giornalista, amministratore e mecenate italiano emigrato in Svizzera a causa del fascismo) assegna i suo premi per “incoraggiare, senza distinzioni di nazionalità, di razza e di religione, la cultura, le scienze”. Al titolo si aggiunge un riconoscimento in denaro tra i più ricchi: 750 mila franchi svizzeri (circa 680 mila euro), di cui la metà da destinare a progetti di ricerca. Fondi che quest’anno finanzieranno la Normale grazie al riconoscimento al suo direttore.

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Ambrosio ha ricevuto il premio per la “Teoria delle equazioni differenziali alle derivate parziali”, uno studio complesso che ha l’obiettivo di simulare con un computer eventi naturali come il movimento dell’acqua. Insieme a lui, la presidente del consiglio nazionale della Confederazione svizzera, Marina Carobbio, ha premiato il francese Jacques Aumont per la filmologia, al britannico Michael Cook per gli studi sull’Islam, al gruppo di ricerca tedesco formato da Erika von Mutius, Klaus Rabe, Werner Seeger e Tobias Welte per la patofisiologia della respirazione.

Prima di Ambrosio il premio era stato assegnato a matematici come Dennis Sullivan, Jacob Palis, Pierre Deligne, Mikhail Gromov, Armand Borel, Jean Pierre Serre, Enrico Bombieri, Andrej Kolmogorov. «Essere incluso in questa lista è motivo per me di grande gioia e onore – ha detto Ambrosio nel discorso di ringraziamento durante la cerimonia del Premio – Provo un sentimento di riconoscenza verso chi, individuo o istituzione, ha voluto segnalare il mio nome. Al di là degli aspetti più strettamente scientifici, l’ho vissuto come un riconoscimento verso il lavoro di formazione e ricerca svolto in questi anni, del quale forse sono stato solo parzialmente consapevole, e che ha maturato frutti anche al di là delle mie aspettative».

Un riconoscimento che, tramite Ambrosio, si estende a tutta la Normale di Pisa. E non solo perché ne è il direttore, ma perché la formazione accademica e umana del matematico italiano ruota intorno alla Scuola superiore di piazza dei Cavalieri. E lì, all’interno di Palazzo della Carovana, che è maturato nel corso degli anni il premio ricevuto ieri a Berna. Una verità ricordata durante il discorso: «Vorrei idealmente dedicare questo premio a tutti i miei collaboratori e allievi ringraziando la mia istituzione, la Scuola Normale, dalla quale ho ricevuto molto sia come allievo sia, negli ultimi 20 anni, come docente. È questo un ambiente ideale, dove ricerca e formazione sono strettamente intrecciate». Un’istituzione a cui ora Ambrosio, oltre ad offrire il suo impegno da docente e direttore, donerà 340mila euro fondamentali per finanziare borse o progetti di ricerca dei suoi giovani studenti. —
 

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