Il Tirreno

cutigliano 

Il Palazzo dei Capitani della Montagna racconta la storia con i suoi 96 stemmi

Jeanne Perego
Il Palazzo dei Capitani della Montagna racconta la storia con i suoi 96 stemmi

Fino dal ‘300 era sede dei notabili inviati da Firenze per amministrare le sette comunità appenniniche

2 MINUTI DI LETTURA





Non capita tutti i giorni di trovarsi davanti a un palazzo sulla cui facciata fanno mostra di sé 96 stemmi e insegne araldiche in pietra e terracotta policroma. Se decidete di andare a fare una gita a Cutigliano, sulla Montagna Pistoiese, questa situazione insolita vi si parerà davanti agli occhi nella parte più antica della località, sulla facciata del Palazzo dei Capitani della Montagna, che ora è sede del Comune.

Il palazzo fu costruito nel Trecento per ospitare appunto il Capitano della Montagna, l’ufficiale di giustizia di parte guelfa mandato da Firenze per amministrare l’area dopo le rivolte sulla montagna pistoiese. Il primo Capitano giunse a Cutigliano nel 1373 e come dimora prese in affitto una casa nei pressi dell’attuale piazza del Municipio, ma per ragioni di prestigio e di sicurezza nel 1377 fu acquistato un pezzo di terreno per edificare il Palazzo pretorio. L’acquisto risulta da un atto notarile dell’epoca che riferisce che il 6 settembre 1377 si riunirono a Cutigliano le Sette Comunità della Montagna per comprare il sito su cui fabbricare il palazzo destinato ad alloggiare il Capitano. Sito che fu individuato in due case attigue con un orto in cui si coltivavano gelsi e alberi da frutta, per cui furono pagati 277 fiorini d’oro, 216 soldi e 32 denari.

Il primo “inquilino” del palazzo fu il patrizio fiorentino Baldo Altoviti. Dapprima i Capitani risiedettero a Cutigliano per quattro mesi l’anno, alternandosi con le sedi di Lizzano e di San Marcello Pistoiese, poi, dal 1512, per circa sei mesi. Le forme dell’edificio sono riferibili al primo Rinascimento fiorentino, ma l’imponente palazzo, che dal 30 settembre 1772, con la legge emanata dal Granduca Pietro Leopoldo che metteva la parola fine alla carica, cessò la funzione di residenza del giusdicente dell’intera Montagna, è stato soggetto a diversi rimaneggiamenti architettonici. Le finestre del sottotetto, per esempio, sono settecentesche. Quelle al piano terreno sono del 1930. Ciò che rende molto affascinante la costruzione sono, appunto le 96 insegne araldiche che i capitani della Montagna lasciarono come segno del loro mandato, datate tra il 1446 e il 1742. Oltre a quelle sulla facciata ce ne sono altre nell’atrio d’ingresso e sul fianco sinistro del palazzo. Sul portale che rimarca lo stile rinascimentale fiorentino spiccano le insegne di papa Leone X, il figlio di Lorenzo il Magnifico.

A sinistra della facciata c’è una piccola fontana dalle forme quattrocentesche con al lato una copia della colonna del Marzocco, simbolo della Repubblica Fiorentina che si ritrova in diverse località, con il leone affiancato da uno scudo con il giglio di Firenze. L’originale è stato trasferito sotto la loggia per assicurarne la conservazione. —
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa