Il Tirreno

Mango, da “Oro” all’ultimo show la carriera di uno sperimentatore

Luca Trambusti
Mango, da “Oro” all’ultimo show la carriera di uno sperimentatore

Tutte le sue canzoni in un ricco cofanetto curato dalla moglie Laura Valente con Mara Maionchi e Alberto Salerno: «Il minimo che si deve a questo artista»

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Esce venerdì 22 “Tutto l’amore che conta davvero” un cofanetto che ripercorre la carriera di Pino Mango. Il progetto, sotto la direzione della moglie Laura Valente, arriva a 5 anni dalla scomparsa del cantante lucano avvenuta a Policoro l’8 dicembre 2014, dopo un infarto che lo colpì mentre cantava l’indimenticabile “Oro”.

Tutta la sua carriera ruota intorno a quel brano: il suo primo successo, la sua ultima esecuzione, ma anche la canzone con cui Pino e Laura, durante la registrazione, si sono conosciuti. In mezzo ci sono anni di belle canzoni, che il cofanetto ricorda con affetto e precisione. «Questa è l’opera che Pino si merita – dice la moglie Laura Valente, ex Matia Bazar – Mi sembra il minimo. Non è stato facile, prima dovevo far quietare il dolore. Solo dopo avrei potuto lavorare a questo progetto, nato per amore e per ricordare la sua arte». L’idea arriva da Alberto Salerno, paroliere che ha lavorato con Mango nonché marito di Mara Maionchi, colei che ebbe l’intuizione per portare il cantante al successo. «Fare qualcosa dal punto di vista discografico alle etichette importava poco – dice la moglie – perché non c’era un inedito. Solo Warner è rimasta affascinata dal progetto e così lo abbiamo realizzato».

Il box comprende 4 Cd tematici: “I successi” (16 tracce) con i singoli; “Gli incontri” (ancora 16 brani) dove si trovano i duetti (da qui il brano in radio con Lucio Dalla); “I tesori nascosti” (17 canzoni) dove si scopre la sperimentazione vocale di Mango, la sua arte libera ed i brani meno pop. Infine “Il concerto”, 13 brani live. «È un concerto virtuale – racconta la moglie – sono registrazioni delle differenti partecipazioni ai live di Radio Italia. Non esistevano nastri professionali dei suoi veri concerti». Sicuramente la vocalità di Mango era particolare, non era un falsetto. Le doti tecniche le ricorda la Valente. «Pino – dice – dopo Demetrio Stratos era l’unico ad aver fatto un biaccordo; amava sperimentare e spingersi oltre. Era molto tecnico ma veicolava emozioni perché era un grande comunicatore. E lo dimostrava di più dal vivo, dove amava emozionarsi per primo per restituire al pubblico quello che sentiva».

La carriera di Mango è legata a Mara Maionchi, che ricorda: «Quando arrivai alla Fonit Cetra sentii i suoi provini e rimasi folgorata. Lui aveva un contratto con la Rca con cui aveva fatto due dischi ma non era successo niente. Decisi di portarlo in Fonit e creare un gruppo di lavoro per lui fatto da Salerno e Mogol per i testi e Paoluzzi per le musiche». Da lì nacque “Oro” (1984) e poi arrivò “Lei verrà” a Sanremo ‘86. “Oro”, come ricorda Alberto Salerno, aveva un testo diverso, che aveva scritto il fratello Armando, e Pino, per rispetto, non voleva cantare quello di Mogol. Alla fine lo convinsero ed anche suo fratello approvò la scelta.

Ad arricchire il cofanetto un book di 48 pagine con foto inedite e manoscritti di Mango. Da considerare per metterlo sotto l’albero di Natale. —

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