Gioco
Castellitto e Panariello raccontano la Firenze delle botteghe artigiane
Storie di lavoro giovanile, di tirocinio, di mestieri che rischiano di scomparire ma anche di scontro generazionale. La regia è firmata da Cinzia Th Torrini
Firenze. La Firenze di ieri e quella di oggi. La città dei Medici (scatta il 2 dicembre la terza stagione della fortunata fiction dedicata ai “Masters of Florence”) e la città cuore dell'artigianato artistico. Arriva su Rai Uno in prima serata, domenica prossima 17 novembre, la nuova serie firmata da Cinzia Th Torrini: “Pezzi unici”. Un percorso in sei puntate di 100 minuti l'una, scritto dalla stessa Torrini insieme a Donatella Diamanti, Isabella Aguilar e Fabrizio Lucherini, che intreccia avventure e imprevisti all'ombra della cupola del Brunelleschi e delle arcate di Ponte Vecchio. . Storie di lavoro giovanile, di tirocinio fatto di manualità, di mestieri che rischiano di scomparire, ma anche di esperienze di vita, dure e crudeli, uno scontro generazionale che si tinge di giallo sfumando a tratti in un vero e proprio dramma sociale. Ma “Pezzi unici” è soprattutto il racconto di una città e di una realtà dura a morire, di caratteri marcati dal dolore ma decisi a resistere.
«È l'incontro di anime che confliggono per modificarsi - spiega la regista - perché dal conflitto nascono le amicizie, il dialogo, la voglia di stare insieme, di conoscersi. Ci tenevo a raccontare questa storia che affonda le radici nella mia infanzia. Quando percorrendo queste strade, questi vicoli, la mattina per andare a scuola mi colpivano gli odori che sapevano di resine naturali, di cera d'api, di cuoio. Passavo davanti a una cantina e dall'alto vedevo un uomo con un grembiule di pelle marrone, capelli e barba lunghi, che intagliava e intrecciava strisce di pelle per cinture e braccialetti. Mi fermavo affascinata ad osservarlo e ho iniziato a parlarci. Sono stati questi i miei 'pezzi' di partenza».
I pezzi in carne e ossa sono ora cinque ragazzi problematici e irrequieti, in bilico fra speranza e dannazione, cinque giovani esordienti (Lucrezia Massari, Leonardo Pazzagli, Carolina Sala, Moisè Curia, Anna Manuelli) che cercano una via di riscatto nella bottega di Vanni, un maestro nella lavorazione del legno, uomo tutto d'un pezzo, genitore fallito, interpretato da Sergio Castellitto. «La nostra condizione – dice l'attore – non è molto lontana da quella dell'artigiano. Costruiamo con le mani, col corpo i nostri personaggi. Li sperimentiamo giorno dopo giorno sulla nostra pelle. Anche per questo lavorare con i giovani è stato molto gratificante. Una esperienza collettiva. Come è stata la scrittura di questa storia. Che possiede una qualità speciale, che evita le trappole della comunicazione televisiva. È un grande serbatoio nel quale lo spettatore infilerà la mano e troverà qualcosa che lo riguarda: è questa la vera eccellenza, personaggi che corrispondono a una umanità nella quale ciascuno potrà riconoscersi».
Come riconoscibile, intima e panoramica, è Firenze. Coccolata, evocata, inquadrata in tutti i suoi profili.
«Firenze, la mia città – conclude Torrini – è il diapason di queste vicende. Vive dei suoi mestieri, delle sue botteghe, dei suoi caratteri, della sua atmosfera. Volevo dare luce a questo mondo che per secoli si è tramandato di padre in figlio, mostrare a un pubblico più giovane che c'è una alternativa, per certi aspetti più valida e più soddisfacente, a certi lavori frustanti e ripetitivi, ma soprattutto che, se lo si cerca, il lavoro c'è».
Nei ruoli principali troviamo Giorgio Panariello, Irene Ferri, Fabrizia Sacchi, Margherita Tiesi, Lorenzo De Moor e Marco Cocci.
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