Il Tirreno

La Sicilia, il Pci anni ‘80 e l’ironia di Scivoletto

La Sicilia, il Pci anni ‘80 e l’ironia di Scivoletto

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Ci sono libri che partono da una bella idea, eppure hanno uno stile da rabbrividire. E altri, purtroppo, che hanno una splendida scrittura, ma alcun contenuto. Difficilmente ci si imbatte in romanzi come quello di Luca Scivoletto – siciliano di Modica classe 1981, sceneggiatore e regista pluripremiato, adesso al suo esordio – che con “I pionieri” (Fandango, pp. 335), utilizzando una trascinante ironia, mette insieme una riflessione circolare sull’ottusità di un certo comunismo – fino a portarlo ad un’esasperazione strappalacrime – e l’anomala formazione di un bambino che vorrebbe solo essere simile agli altri. Per farlo, Scivoletto porta il lettore negli anni Ottanta al “paesone” – così i protagonisti chiamano il luogo in cui vivono – in Sicilia. L’eroe dell’impresa è l’undicenne Enrico Belfiore, chiamato così dalla madre (studentessa di psicologia) e dal padre (vicesegretario regionale del Partito) ovviamente in onore di Berlinguer. Il motivo «glielo avevano spiegato a sei anni» perché «l’ultimo vero segratario del Pci, scomparso troppo presto, voleva bene a suo padre e l’aveva avviato a una brillante carriera dentro il Partito». La lettura – la cui bella, rossa copertina di Francesco Sanesi mette in primo piano un’eroica falce e martello – è certamente spiazzante, ma è priva di qualsiasi retorica, e piacevole oltre ogni aspettativa. Limpida la vocazione cinematografica. Sarà forse Enrico – dopo il piccolo Arturo de “La mafia uccide solo d’estate” di Pif – a mostrare una Sicilia inedita, vibrante di valori e di spassose lotte intestine sul grande schermo? —

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