Il Tirreno

Notti in Versilia a ballare stretti stretti sulla sua voce

Adolfo Lippi

Il debutto in riviera da “Oliviero” ai Ronchi e le chiacchiere fra amici al bar di Roma 

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il ricordo



Era molisano, Fred Bongusto. Ma cantava con un tocco napoletano e i grandi occhi fascinosi alla Frank Sinatra. Quando venne la prima volta in Versilia, da “Oliviero” a Ronchi, portava la chitarra a tracolla. Gli fecero da madrine Ornella Vanoni e Miranda Martino conquistate dal suo tono confidenziale.

Era appena un ragazzo diplomato ragioniere. Lì nel locale frequentavano Paola di Liegi e il marito principe Alberto, e Alberto Sordi ci girava “Una vita difficile” con Lea Massari. Si ballava in un ampio giardino. Oliviero non amava gli urlatori. Era un signore elegantissimo di Firenze e preferiva voci mielate e coppie discrete. Aveva ricevuto Charlie Chaplin e Maurice Chevalier, Juliette Greco e Sacha Distel. Fred l’aveva sentito quando ancora si chiamava Alfredo Carlo e faceva il solista in un gruppo: I 4 Loris. In riviera stava finendo la grande stagione del rock and roll. Ci volevano altri gusti.

Bongusto, con Bruno Martino, Gino Paoli, Sergio Endrigo, Johnny Dorelli, Nicola Arigliano, rappresentavano le canzoni da struscio. Dopo sarebbero arrivati strombazzando i disc jokey e la techno bum bum. Ma in quegli anni fine ‘50 i ragazzi ancora frequentavano i locali per pomiciare: balli sulla mattonella, canzoni dolcissime e ruffiane. Un’apoteosi per Fred che era socievole, simpatico, persuasivo. Tanti gli devono il primo flirt, ma nella storia della canzone la sua “Rotonda sul mare” – immaginata in Adriatico ma scritta e registrata in Versilia – fa da cerniera tra l’epoca dei locali soft, col semibuio e un baby whisky nel bicchiere, e le grandi piazze fosforescenti dei Vasco Rossi, Jovanotti e Zucchero.

Fred concepì la “Rotonda” ma non era ancora iscritto alla Società degli autori. Così per avere i diritti si rivolse al massese maestro Faleni e al collega Aldo Valleroni. Che l’andarono a depositare, ma solo coi loro nomi. Quando il pezzo ebbe strepitoso successo, fruttando tanti quattrini, Bongusto si fece avanti per vie legali e ottenne soddisfazione. Tante volte me l’ha ricordato quando frequentando a Roma lo stesso caffè in piazza Ponte Milvio (abitavamo nelle vicinanze). Con lui già molto ammalato, si rammentavano gli anni d’oro della Versilia. Quando assieme – produttore Gherardo Guidi, proprietario della Capannina al Forte – avevamo realizzato per Rai 3 un programma dal titolo “Le storie della Bussola” presentato da Oreste Lionello e Sabrina Salerno. Io facevo il regista e lui faceva il cantante.

E ci eravamo già conosciuti per le partite di calcio tra giornalisti e cantanti, la partita del cuore, dove giocavamo con Gassman e Pasolini, Gianni Morandi e Adriano Celentano. Assieme lavorammo anche in altri programmi televisivi: “Sotto le stelle” a Napoli ed “Happy Circus” a Milano. Fred in riviera aveva un agente, Carmelo Santini (col figlio Riccardo) che gli procurava centinaia di serate. Era richiestissimo, e quando sposò Gabry Palazzoli, attrice bellissima, fecero la gita di nozze ai Ronchi. Alla sua voce applaudivano ai tavoli dei locali versiliesi i Moratti, gli Agnelli, i Benelli, Marcello Mastroianni. L’ultimo concerto versiliese di Fred è di dieci anni fa alla Capannina. La sala era strapiena ed era diffusa un’aura di dolce nostalgia.

L’ultima volta che ci siamo incontrati al baretto di Ponte Milvio, lui indossava una tuta grigia da podista, aveva i movimenti un tantino rallentati, sprizzava speranza contro la malattia incurabile. Era reduce da un riconoscimento che il presidente Berlusconi gli aveva dato per i cinquanta anni di carriera. Lo avevano fatto felice come quel ragazzo con la chitarra in spalla al quale devo (e io come tanti) l’amore di mia moglie Franca. Da “Oliviero” ai Ronchi, un’epoca fa. —

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