Il dolore
Nada: «Sono orgogliosamente cantautrice e mi racconto con le canzoni che nascono»
La musicista livornese festeggia 50 anni di carriera con “Materiale domestico” album fra esperimenti e autobiografia
IL DISCO
Questo 2019 è un anno ricco e pieno di soddisfazioni per Nada. Dopo il disco di inizio anno ( “È un momento difficile, tesoro”) a cui è seguito un lungo e fortunato tour, la cantautrice livornese pubblica un doppio particolare CD, preceduto un mese fa da una autobiografia con il medesimo titolo. “Materiale domestico” è una raccolta di 24 brani originali di cui 4 inediti. Si tratta di “provini” registrati in maniera domestica e con semplici basi autoprodotte. È un importante documento di come una canzone nasca e si sviluppi sino ad arrivare alla sua veste definitiva, quella che si congela su disco. Sono brani che raccontano la storia di Nada cantautrice, ovvero quella che scrive per intero le sue composizioni. I quattro inediti sono composti e “provinati” nel 1986 ( “Fuga di gas”), ‘88 ( “Berlino”), ‘95 ( “Come una roccia”) e 2000 ( “Ho perso la testa”).
Nada, da dove nasce questo progetto particolare?
«Arriva da diverse esigenze e idee ed è legato al libro. Per scriverlo ho messo mano e orecchio a parecchio del mio vecchio materiale domestico. Da qui è nata l’idea di raccontare la mia storia. Ci sono poi i primi 50 anni di carriera. Non è nel mio stile festeggiare con qualcosa di “pop” ed allora questo è un modo diverso per raccontarmi. Infine, c’è la voglia di mostrare come avviene la fase creativa, il mio processo di costruzione di una canzone, raccontando tutto ciò che c’è dietro, e il mio lavoro da sola e contro tutti».
Queste sono proprio le prime versioni?
«È la seconda fase del processo creativo ed è quella che preferisco. La prima è la scrittura vera e propria, che è frammentaria e lunga, poi inizio a dare un’anima sonora alle canzoni. Qui si capisce l’anima e l’essenza della composizione. È la base su cui dopo il produttore in studio lavorerà. Nei provini cerco l’essenzialità. Sarà poi il produttore a capire ed interpretare l’anima di ogni singola canzone e dell’artista. Ho lavorato con tanti produttori, bravi professionisti, ma quello con cui mi sono trovata meglio è John Parish, il produttore dell’ultimo disco e di “Tutto l’amore che mi manca” del 2004».
Com’è stata fatta la scelta dei brani?
«È stata una selezione difficile tra tante cose. Sono partita dal momento in cui ho iniziato a scrivere, dal 1992, quando ho preso in mano la situazione artistico-creativa. “Anime Nere” è stato il primo lavoro completamente scritto da me. Anche prima avevo composto qualcosa, e gli inediti, che sono prima del ‘92, lo dimostrano, ma erano episodi».
Come mai gli inediti sono rimasti tali?
«Me lo sono chiesta anch’io. Perché non ho mai pubblicato “Berlino” che oltretutto è di grande attualità? In realtà ci sono altri inediti mai finiti su disco. Quando realizzo un album ne ho una visione ben precisa e certi brani non entrano nel contesto. Poi ho sempre amato fare dischi compatti, senza salti musicali, di velocità o di sentimento dei testi. Per me il disco è un percorso unitario, racconta il pensiero del momento. Ad esempio “Come una roccia” del ‘95 è un brano pop nato nel periodo di un disco molto rock, quasi punk e quindi escluso dall’album. Comunque se raccogliessi gli inediti avrei altri tre dischi pronti. Sono esigente con me stessa per questo scrivo tanto. Una cosa è certa: con questo lavoro ho messo in ordine i cassetti che si riempivano da 50 anni. Ora tutto è raccolto in maniera precisa e quindi ho un archivio ordinato».
Che legame c’è tra il doppio CD ed il libro?
«Il libro racconta, partendo dal 2019 tutta la mia storia. Anche se è uscito prima, è nato dopo il disco, che mi ha fatto venire voglia di narrare i retroscena della mia storia. È un’autobiografia non celebrativa, racconta difficoltà e cose personali di cui mi sono sentita di parlare. Parla di fatica, forza e coraggio. Scrivendola mi sono accorta del percorso che ho fatto, di quanto sono stata sola in questi lavori e anche incosciente. Credo di aver avuto ragione a portare avanti la mia carriera da cantautrice, in cui nessuno allora credeva. Mi sono presa tutta la responsabilità verso me stessa e la mia famiglia. Esce il mio spirito, la forza del mio carattere ma anche la fragilità sui rapporti. Il libro ha chiarito tante cose anche a me». —
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