Il Tirreno

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C’è molto altro accanto a Modì

Gabriele Rizza
C’è molto altro accanto a Modì

La mostra al Museo della Città riserva capolavori assoluti insieme ai dipinti del grande livornese

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Puntare tutto su Modigliani è oggettivamente imprescindibile. A Livorno poi. Un atto dovuto quanto necessario. C’è un concittadino illustre da omaggiare nel modo migliore possibile e c’è una data importante (il centenario della morte che cadrà nel 2020) da rispettare. Ma soprattutto c’è un artista universalmente conosciuto, dall’appeal planetario. Giusto giocarselo. Così la mostra che ieri si è aperta negli spazi del Museo della Città, ai Bottini dell’Olio in piazza del Luogo Pio, rende giustizia a quello che potremmo definire un “ritorno a casa”. Ma con qualcosa in più e qualcosa in meno rispetto a una semplice mostra dedicata a Modigliani.

Qualcosa in più perché non c’è solo Modì in questa carrellata che cammina essenzialmente sui binari della collezione Jonas Netter (affiancato marginalmente dal collega Paul Alexandre). Qualcosa in meno perché chi si aspetta di trovare una monografia esclusiva sull’artista livornese forse resterà deluso. Del resto non si tratta di illusione ottica. Il nome di Modigliani campeggia a grandi lettere quasi fosse l’unico depositario del progetto (con tanto di arco di trionfo formato “emme” ad accogliere i visitatori) ancorché iscritto nella “Avventura di Montparnasse”. Che è appunto quella, la così detta “Ecole de Paris”, di cui la succitata collezioni Netter è espressione massima e autorevole, come ci racconta in catalogo (Sillabe edizioni) il curatore Marc Restellini.

Certo calamitato dalla centralità nell’allestimento delle tele del livornese – che aggiungere d’altro a capolavori assoluti come il commovente ritratto assiso di profilo di Jeanne Hebuterne o l’impareggiabile, metafisica inquietudine pre Balthus della “Fillette en bleu”, entrambi datati 1918 – ma non fermandosi ad esse, il visitatore attento scoprirà altre benefiche visioni. Che varranno, se non da confronto, da inquadramento storico-artistico, a supporto del gusto e delle motivazioni (anche commerciali) che sono alla base e caratterizzano le scelte del collezionista.

Così riveste un particolare interesse la presenza di numerose opere di Suzanne Valadon, che fu valente pittrice oltre che modella dei maggiori impressionisti, quadri che riverberano echi di Degas e Gauguin, e l’ancor più ponderoso corpus di Maurice Utrillo (figlio naturale della Valodon) con le sue tavolozze malinconiche, le strade, le piazze, le chiese, le casette di una Parigi marginale che non c’è più. Altrettanto ammirevoli i pezzi di André Derain e la sezione di Chaim Soutine, il pittore di origine lituane che fu amico di Modigliani con cui condivise avventure, fame, alcol e il mercante Leopold Zborowski. Da non mancare infine le tre opere di Maurice de Vlaminck, dense di furori e anticipatrici di espressività cromatiche audacemente novecentesche. —
 

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