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Restellini: «Ho i nomi dei falsari, per fermarli ci vuole il carcere»
Il problema delle tante opere di Modigliani risultate false durante altre esposizioni «Gli archivi di Ginevra? Non rappresentano niente»
LIVORNO. «Gli archivi di Modigliani a Ginevra? È tutto falso». Marc Restellini, curatore e direttore artistico della mostra in corso da oggi al Museo della Città, usa lo stiletto per descrivere il rapporto con realtà e materiale che ruotano intorno al grande artista. Non mostra entusiasmo nell’affrontare questo argomento, anzi alla presentazione della mostra, nella ex chiesa del Luogo Pio, invita «a smettere di parlare di falsari». Ma, rispondendo alle domande, spiega che gli archivi «non rappresentano niente». Gli archivi di Modigliani, che sono citati anche nel recente libro “L' affare Modigliani. Trame, crimini, misteri all'ombra del pittore italiano più amato e pagato di sempre” di Dania Mondini e Claudio Loiodice, sono il patrimonio che aveva l’unica figlia di Modigliani, Jeanne – morta in circostanze misteriose nel 1984 poco prima di arrivare a Livorno per la mostra organizzata nell’anniversario della nascita – ed è composto da opere, lettere e altro materiale appartenuto all’artista (compreso la sua tavolozza). Ma Marc Restellini lo boccia sperando che venga sequestrato dalla polizia. Altrettanto dura è la sua linea contro i falsari. Come ha spiegato durante la presentazione della mostra a Livorno: «Ho un pacchetto di nomi e per combattere chi falsifica i quadri sarebbe sufficiente mettere queste persone in carcere. Sarebbe importante – ha aggiunto – elaborare un catalogo ragionato, estremamente preciso nei luoghi e nei tempi. Ed io infatti sto cercando di fare un lavoro scientifico con il mio istituto in modo che i falsari non siano in grado più di fare danni». —
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