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PISA. Oggi nell’aula Odeion della Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza di Roma sarà premiato un normalista. Un fatto che non sarebbe una novità se Nicolò Campodonico ha vinto per la seconda volta, su tre edizioni, il certamen latinum «Nova humanitas». E il riconoscimento non gli è arrivato per aver tradotto Catullo o Virgilio. Al contrario ha riscritto in latino titoli e versi di canzoni famose di Sanremo: da “Balocchi e profumi” di Claudio Villa, che è diventata Crepundia et unguenta, a “Soldi” di Mahmood”, tradotta col termine latino Pecunia.. Il certamen vinto da Campodonico ha proprio l’obiettivo di interrogarsi sugli aspetti positivi e negativi del tempo presente, in un confronto tra vecchio e nuovo, antico e moderno. E la commissione, presieduta da Leopoldo Gamberale (docente emerito della Sapienza), e composta dai docenti Paolo Garbini, Michelina Panichi, Michela Rosellini e Francesco Ursini, hanno voluto premiare la sua decisione di interpretare il tema assegnato attraverso il confronto tra la “vecchia” lingua e la “nuova” musica leggera.
Un tema decisamente più leggero rispetto a quello con cui aveva vinto l’edizione 2017 del certamen, in cui Campodonico presentò un testo di 250 versi esametri dal titolo “Bucolici Carminis Ecloga” ispirato al tema dell’immigrazione.
Detto delle traduzioni dei pezzi di Villa e Mahmood, Campodonico ha ribattezzato “Grazie dei fiori” di Nilla Pizzi in Grates propter flores e “Occidentalìs Karma” di Francesco Gabbani in Occidentalium charma. Chissà che qualche artista, ora, non voglia anche cantare i versi tradotti in latino.
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