Gioco
“Mister Wonderland”, la storia del toscano che stregò Hollywood
firenze. Pochi lo sanno ma uno dei più grandi impresari teatrali e cinematografici negli Stati Uniti, ai tempi della prima Hollywood degli anni’20 e’30, era un emigrato italiano, di origini poverissime. Alla sua vita, che si è intrecciata con la nascita del cinema e dell’industria del divertimento di massa, è dedicato “Mister Wonderland” il nuovo documentario diretto da Valerio Ciriaci, che sarà presentato in anteprima mondiale alla 60ª edizione del Festival dei Popoli, mercoledì prossimo a Firenze.
Mister Wonderland era Zeffirino Poli, nato in un paesino delle montagne lucchesi ed emigrato, insieme ad altri milioni di connazionali in America in cerca di fortuna, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. Zeffirino, che in seguito cambierà nome in Sylvester, era uno scultore artigianale che modellava statue di cera e di gesso e trovò lavoro, come figurinista, all’Eden Musée, un’istituzione legata al mondo dello spettacolo. Da subito intuì le potenzialità dell’intrattenimento, in un tempo in cui nelle fabbriche si facevano turni massacranti di 12 ore al giorno e la gente aveva bisogno di divertirsi. A New Haven aprì il suo primo teatro, poi un altro, un altro ancora: arrivò a possedere un impero di 30 strutture in vari Stati dell’Est, una grande rete per quei tempi. Le porte delle maestose sale cinematografiche da lui costruite (alcune disegnate dai più importanti architetti dell’epoca, come Thomas W. Lamb) divennero il luogo in cui il pubblico statunitense scoprì il vaudeville, poi il muto, poi i grandi film d’epoca. Tra gli artisti che si esibirono sui suoi palcoscenici, Poli annoverò Harry Houdini, Charlie Chaplin e persino Buffalo Bill. Grazie al suo geniale intuito, riuscì a diventare uno dei primi italoamericani ad essere ammesso nelle élite culturali e politiche del ricco e produttivo Nord Est.
Malgrado il grande successo, la memoria di questo personaggio è oggi quasi svanita. Ricostruire la sua vita non è stato facile per il regista Valerio Ciriaci, aiutato nell’impresa dallo storico del cinema e sceneggiatore Luca Peretti, e da due pronipoti di Mister Wonderland, Tim in Connecticut e Luana in Toscana, anche loro impegnati a riscoprire quello Zio d’America, scomparso e ora ricomparso grazie a tante ricerche e alla magia del cinema.
Il documentario alterna passato e presente, testimonianze d’archivio e animazione. E punta anche ad un messaggio: «Negli Stati Uniti, come in Italia, si assiste sempre di più a tentativi di restringere la cultura entro confini riduttivamente nazionali. La storia di Poli ci ricorda che il patrimonio artistico e umano si arricchisce dall’incontro tra più culture», spiega il regista Valerio Ciriaci, già vincitore nel 2015, al Festival dei Popoli, del premio “Imperdibili” con il suo “If only I were that warrior”. —
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