Il dolore
Morandi: «Gioco in casa con i miei successi»
Il Gianni nazionale da domani a fine gennaio per 21 concerti al Teatro Duse di Bologna: «Torno dove tutto è iniziato»
Il teatro Duse di Bologna è la bomboniera farcita di poltroncine rosse che da domani al 26 gennaio, accoglierà Gianni Morandi con il nuovo spettacolo acustico “Stasera gioco in casa, una vita di canzoni”. Un titolo evocativo, emblematico e perfetto anche per il nuovo inedito scritto dal nipote Paolo Antonacci, figlio della primogenita Marianna e dell’ex marito Biagio. Il pezzo – “Stasera gioco in casa” appunto – è una dichiarazione d’amore nei confronti delle cose semplici che si incontrano tutti i giorni, l’abbraccio di una moglie, la strada per arrivare a casa, i viali, i portici di una Bologna che Morandi ama incondizionatamente e vive come una seconda madre. «Sono emozionato e felice di tornare dove tutto è iniziato tanti anni fa, sto riscoprendo Bologna dopo tanti anni vissuti a Roma – dice l’artista, che l’11 dicembre festeggerà 75 anni – Questo è un momento bellissimo per Bologna, la vedo rinata, nell’arte soprattutto con tante persone che vengono a visitarla».
Morandi, si ricorda quando venne qui per la prima volta?
«Era nel 1964, quando arrivando dal paesino di Monghidoro, dove mio padre faceva il ciabattino, mi ritrovai nella grande città e mi sembrò tutto grande e bellissimo. Ancora adesso quel momento, quando cammino per le vie del centro, mi torna in mente quell’attimo di stupore e cercherò di farlo provare al pubblico».
Un altro dei figli prediletti di «mamma Bologna» è Lucio Dalla, anche suo caro amico. Lo ricorderà nello spettacolo?
«Venivamo qui a teatro insieme, sempre nell’undicesima fila perché si vede meglio. Manca molto alla città e a tutti, in tutta Italia. Noi insieme abbiamo fatto 130 spettacoli e non posso fare a meno di ricordarlo non solo tramite le canzoni che ha scritto per me, “Occhi di ragazza” o “Bella signora” per citarne due, ma anche per il disco “Dalla/Morandi” del 1988».
Cos’altro vedremo in scena?
«Lo spettacolo è diviso in due parti e ricco di aneddoti degli esordi, anche se le protagoniste sono le canzoni. Nella seconda parte vorrei che fosse il pubblico a richiedere le hit e certo non mancheranno quelle dieci-quindici che se non le faccio mi menano».
Lei in carriera ha cantato 600 canzoni, in mezzo ai successi si ricorda la canzone più brutta?
«Si intitola “Chissà però” ma non ricordo nemmeno chi l’abbia scritta, era orribile».
Ci saranno ospiti?
«Sempre nella seconda parte dello spettacolo metterò un divano sul palco e lì un calciatore, un cantante, un bolognese doc come Beppe Maniglia che a Bologna conoscono bene come musicista di piazza, chissà, sono aperto a tutti gli amici che vorranno venire».
Altri successi in scaletta?
«Non mancheranno “Andavo a 100 all’ora” del ‘62, “C’era un ragazzo” che volli cantare a tutti in costi anche se i miei produttori mi dicevano che era troppo politica».
Immancabile “Uno su mille”. . .
«È la storia di una mia rinascita tra le tante rinascite che ho avuto nella mia vita. Questo pezzo è come uno sprone che colpisce la gente e tutte le volte che la canto ricordo cosa ha significato per me»
È felice di vedere Amadeus sul palco di Sanremo?
«Credo che lui abbia ormai una grande esperienza e sa di musica, certo l’Ariston è un esame che fa preoccupare. La tensione, gli ascolti e tutto il resto. Ma penso che Ama sia adatto e se lo meriti, anche per la carriera che ha fatto». –
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