Gioco
La tecnologia applicata ai capolavori del cinema: così nasce il Museo dei sogni
Oltre un secolo di cinema, 80 anni di radio e 60 di tv. Attraverso il ricco materiale degli archivi dell’Istituto Luce, delle Teche Rai e del Centro Sperimentale di Cinematografia, ci s’immerge in un affascinante percorso multimediale, sonoro e visivo, capace di restituire l’immaginario creativo dell’intero ‘900 nelle sue relazioni con la Storia, con la nostra vita sociale e culturale e i mutamenti del linguaggio visivo, fino alla nostra attualità e alle nuove tecnologie digitali. È quanto riserva il Miac, il nuovo Museo italiano dell’audiovisivo e del cinema inaugurato in anteprima a Cinecittà, alla presenza del ministro Dario Franceschini. Voluto e finanziato dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo con una spesa di 2,5 milioni di euro, il Miac aprirà ufficialmente il prossimo dicembre. Si rivolge a un pubblico trasversale: a tutto quel mondo di appassionati della materia, così come agli studiosi e agli specialisti; a chi, nell’audiovisivo, cerca formazione e conoscenza professionale, senza escludere chi vuole solo farsi sorprendere da un viaggio affascinante e inaspettato. Alla base del Museo ci sono centinaia di film e filmati d’archivio, documenti, fotografie, interviste, sigle, backstage, grafiche, radio: un patrimonio materiale e immateriale di civiltà visiva reso immersivo ed emozionale grazie a installazioni interattive, videoarte, linguaggi transmediali, realizzate dal team None Collective.
Sviluppato in dodici ambienti principali su un’area di 1.650 metri quadri, il percorso non procede per cronologia, ma è scandito da aree tematiche trasversali. Ogni sala esplora un tema: Potere, Lingua, Paesaggio, Eros, Commedia, Cibo, Musica, Maestri, Futuro. La scelta dei titoli, del montaggio, degli accostamenti con le installazioni, crea connessioni, metafore, provocazioni, allusioni, pur nel rispetto documentale e storico. Il primo ambiente che accoglie il visitatore è il Botteghino: spazio di attesa, foyer, dove tra insegne di famose sale cinematografiche, si avvicendano suoni e jingle familiari allo spettatore. La prima sala nella quale si entra è quella delle “Emozioni/L’immaginario del Cinema italiano del ‘900”. Proiezioni su schermi di volti di spettatori e decine di frammenti di specchi replicano scene memorabili del nostro cinema: a voler dire che i film sono lo specchio in cui abbiamo scoperto le nostre emozioni. Si passa poi alla “Sala Attori e Attrici” dove si celebrano i primi portavoce di un film, di uno show: un mosaico di sequenze e primi piani, di divi e divine, stelle per ammiratori, premi, festival, racchiusi come in un unico camerino da tre spettacolari cornici formate da 100 lampadine. Oltre alla “Sala Storia”, dove gli schermi ne fanno un potente zapping sull’identità degli italiani, c’è la sala col tema della “Lingua”: inondata di suoni, parole, dialoghi sovrapposti, riflette la miriade di drammaturgie basate sulla ricchezza dei dialetti e regionalismi del nostro Paese, qui unificate alle scene selezionate su tre grandi lightbox. Chiude il percorso, il tema “Futuro”. Una sala di specchi priva di riferimenti dimensionali, in cui scie luminose dialogano con una colonna-video al centro. Questi gli spazi dell’esposizione permanente del Miac, concepito come struttura in divenire. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google