Gioco
Mauro Ermanno Giovanardi «Così la letteratura influenza la mia musica»
PISTOIA. Non è un legame casuale, quello tra Mauro Ermanno Giovanardi, stasera in concerto alla Biblioteca San Giorgio, e la letteratura. L’occasione è il festival “L’anno che verrà”, sui libri in uscita nel 2020. «La connessione tra i libri e la mia musica è molto forte – spiega Giovanardi – fin dalla nascita dei La Crus l’idea era unire il nostro background musicale, dai Joy Division ai Massive Attack, alla canzone d’autore. Quando abbiamo deciso di scrivere in italiano diventava necessario curare le parole. Non ho mai vissuto la musica come un divertimento: lo diventa quando riascolto un disco finito, ma nella lavorazione mi faccio il mazzo. Esistono pezzi dei La Crus a cui sono stati “provati” 15 testi diversi: sulle ultime strofe di Come ogni volta ci ho lavorato un’estate» .
In questo percorso di affinamento i libri hanno avuto un peso importante?
«Fino a 17 anni ho fatto ciclismo in una società forte, in bicicletta sei giorni su sette. Non sapevo quasi nulla di quello che c’era oltre il manubrio. Poi ho avuto la pertosse, ho preso una pausa, ho conosciuto la musica e mi sono trovato fra le mani la biografia di Jim Morrison, “Nessuno uscirà vivo di qui”. Da quel libro è partito tutto, ho incontrato i poeti francesi, Céline, i romanzieri americani. Ho letto molti libri, anche se ne ho iniziati tanti e finiti meno perché, come dite voi, quando qualcosa non mi garbava lo mollavo. Quello a cui sono più legato è Poesie del disamore di Pavese. Ma l’influenza nelle canzoni non è mai diretta o esplicita, perché quando lavoro a un disco non ascolto musica e non leggo. Le letture finiscono nelle canzoni in modo naturale».
Quando avete iniziato non era comune mettere insieme testi e rock. Forse c’erano i livornesi Virginiana Miller.
«Sono un loro estimatore, Simone Lenzi è una delle migliori penne che abbiamo, e alla loro terra sono legato perché ho vissuto tra Pisa e Livorno per registrare un disco con il Sinfonico Honululu. Per me il testo deve essere poetico, ma anche quotidiano e credibile. Tanti anni fa la mamma della mia fidanzata di allora mi fece ascoltare Angela di Tenco. E mi dissi: allora è possibile fare canzoni di questo peso, anche in italiano. E riscoprii un mondo musicale».
Quali progetti per il 2020?
«Come idee sarei a posto per quattro o cinque anni. Sto finendo il mio prossimo disco, e ho in cantiere un lavoro che è molto in tema con questa rassegna, in collaborazione con Leonardo Colombati che ha aperto la scuola di scrittura Molly Bloom. Sarà un album con dieci brani, composti a quattro mani con uno scrittore italiano. Uscirà anche un disco con Mirco Mariani e faremo qualcosa di nuovo come La Crus».
Oltre allo spettacolo di Firenze del 15 novembre?
«Rimettiamo in scena lo show “Mentre le ombre si allungano”, più faticoso e complesso di un concerto: canzoni, poesia e video. Ne sono molto orgoglioso» . —
Lorenzo Mei
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