Il Tirreno

a firenze dal 2 al 9 novembre 

Festival dei Popoli, 60 anni per raccontare il mondo da Stalin alla Sea-Watch

Gabriele Rizza
Lo sbarco dei migranti dalla Sea-Watch nell’estate scorsa
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Lo sbarco dei migranti dalla Sea-Watch nell’estate scorsa

In cartellone un centinaio di titoli che spaziano dall’attualità, alla musica all’ambiente, alla condizione della donna e dei giovani

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FIRENZE. Il Festival dei Popoli compie 60 anni. Pericolosamente e gloriosamente vissuti. Uno spazio dell’immaginario libero e avventuroso, costantemente proiettato in avanti che dialogo col futuro: pubblico e privato. Una sequenza dove il documentario mischia le traiettorie e invade i confini della finzione. Senza dimenticare il valore morale della testimonianza, da sempre imprinting politico generazionale di una manifestazione che laicamente resiste e porta avanti la sua “mission” .

Il festival 60, dal 2 al 9 novembre, occupa gli scherni della Compagnia, Spazio Alfieri, Istituto Francese, Stensen. Orchestrato dal direttore Alberto Lastrucci il cartellone sforna un centinaio di titoli, fra lunghi, corti, medi, più gli eventi speciali, le matinée, gli incontri, i workshop, le masterclass, i laboratori, i premi e gli ospiti (sono una trentina i soli registi attesi a Firenze).

Le due sezioni del Concorso, quello internazionale e quello italiano, comprendono rispettivamente 20 e 7 titoli (tutti inediti da noi) segnati da marcata prevalenza femminile, mentre il tradizionale omaggio inquadra quest’anno la figura di Sergei Loznitsa, cineasta ucraino che ha raccontato il dramma della guerra civile nel suo paese, le mille sfaccettature dell’Est Europa e le persone che con coraggio vivono la povertà e cercano la verità dopo il disfacimento dell’impero sovietico (tra gli altri sarà proiettato “State Funeral”, rievocazione storica sui funerali di Stalin).

«L’immagine di questa edizione – dice Alberto Lastrucci – presenta la figura emblematica di un testimone che, attraverso sei decenni caratterizzati da strumenti tecnologici in continua evoluzione, ha mantenuto inalterato il suo ruolo di osservatore, di cronista e story-teller. È il simbolo della vocazione del festival a raccontare il mondo nel suo divenire come conferma anche la scelta del film di apertura».

Sabato 2 alle 21 verrà infatti proiettato alla Compagnia “Sea-Watch 3”, il documentario di Jonas Schreijäg e Nadia Kailouli che, ospiti in sala, raccontano in presa diretta, a bordo dell’omonima nave fin dal primo giorno, il salvataggio di 53 persone, l’arrivo della polizia italiana, la memoria dei sopravvissuti, gli orrori in Libia. Il festival ripercorre i suoi 60 di vita con una carrellata di titoli “storici”, veri cult firmati, fra gli altri, da Ulrich Seidl, Frederick Wiseman, Jean Rouch, Pennebaker, Joris Ivens, Godard, Kieslowski, Chantal Akerman, Vera Chytilova.

In programma una serie di film sulla musica, il focus sull’ambiente, la sezione dedicata ai giovani spettatori e alle famiglie, un ciclo sulla formazione rivolto alle scuole di cinema italiane e il segmento che si propone di esplorare quei territori di confine in cui il cinema incontra altre forme di espressione e gli spazi (virtuali e non) messi a disposizione dalle novità tecnologiche.

E ancora le immagini sconvolgenti della guerra in Siria, l’emergenza ambientale, i mutamenti climatici, le rotte e il dramma dei migranti, la condizione femminile oggi, il ruolo dei giovani, il mondo arabo, i paesaggi industriali, più una serie di straordinari “ritratti” d’artista: da Merce Cunningham a Yves Saint Laurent, da PJ Harvey a Elliott Erwitt, da Caterian Bueno a Yoko Ono e John Lennon. —


 

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