Sicurezza
«Anticonformista e rigida, così Imma Tataranni buca il video»
Mariolina Venezia, autrice dei libri sulla pm che fa il pieno di ascolti in televisione, spiega i motivi del successo: «Una donna che si rappresenta per quello che è»
La letteratura del Sud piace anche al Nord. E in televisione spopola. Meglio se lievemente noir, molto meglio se ancorata al territorio. Il telespettatore ne sente il profumo, ne coglie la storia, ama i caratteri non convenzionali, sente il sole, la forza di una natura non sempre amica. E c’entra anche il dialetto, un rimando integro che testimonia veracità d’intenti. All’estero questa bellezza arcaica del Mediterraneo fa colore e va via come il pane. Per citare i casi letterari più eclatanti, Andrea Camilleri e Montalbano, Saviano e Gomorra, Elena Ferrante e L’amica geniale, Maurizio De Giovanni e Pizzofalcone, il prossimo anno sarà la volta di Savatteri. Il Premio Campiello Mariolina Venezia e Imma Tataranni che sta sbancando l’auditel la domenica su Rai 1, con punte di sei milioni di telespettatori. Tre libri e un mondo che adotta una lingua colloquiale che echeggia il dialetto di area murgiana anche se Imma è lucana e dei lucani ha il carattere, forte, tenace, non appiattita sul desiderio maschile. Impopolare ma non antipatica la definisce l’autrice.
Mariolina Venezia, a lei la diversificazione letteratura del Nord e letteratura del Sud poco piace. Perché?
«In effetti sì, non mi convince. Mi sembra riduttivo. Essere del Sud, essere donne. Due categorie di minor potere e dunque facilmente uniformabili all’immagine che ne hanno gli altri. Mi sembra normale si portino le proprie storie, mi colpisce che diventino una specificità. Sono soddisfatta di aver parlato della Basilicata che fino ad oggi non è mai stata raccontata in film ma solo attraversata. Io la rivelo dall’interno, un angolo d’Italia inedito».
La sua Imma, nonostante il carattere piace a tutti.
«E ne sono impressionata, piace al Nord, al Sud, a chi segue normalmente le serie e a chi non ne è appassionato. Sono andata ospite a Radio Capital e mi hanno colpito i tanti messaggi degli uomini che apprezzano il nuovo modello relazionale che ho creato. A differenza di Montalbano che ha una fidanzata ed è pronto a cogliere occasioni diverse, la mia Imma ha instaurato con gli uomini e con il marito un rapporto indipendente».
Imma è un sostituto procuratore che viene da una famiglia umile, che ha studiato tra ragazze borghesi e si è sudata tutto quello che ha ottenuto.
«Un’anticonformista nel suo essere tradizionale, né moderna, né alla moda, con una famiglia classica. Questo ossimoro mi diverte. Ho cominciato a scrivere di lei nel 2007. Epoca di olgettine e di veline, donne prestigiose quanto un’auto. Lo scrittore coglie quello che si muove nella società e ne parla. Scrive di un luogo, di un paese, di una persona che è soggetto e non oggetto. Una donna che si rappresenta per quello che è. Liberatorio».
Imma Tataranni è molto popolare su Facebook.
«Si sono creati gruppi che favoriscono dibattiti sulle relazioni uomo-donna, ci si chiede se una donna con un matrimonio felice possa desiderare altri. Si critica il suo abbigliamento».
Oltre alle indagini e al profilo di Imma, mi scusi se insisto, nei libri e nella serie il Sud viene raccontato in profondità giusto?
«Del Sud si parla molto, però pochissimo si dice sugli abitanti del Meridione uccisi in seguito all’Unità d’Italia. Io l’ho fatto. Un riconoscimento dovuto a chi di solito non ha voce».
Esiste ancora un confine tra letteratura e fiction?
«In questo periodo storico tutto è saltato, anche il confine tra fiction e letteratura. Alla Scuola Holden, dove insegno, gli allievi mi dicono che la serialità è la nuova letteratura capace di non uniformarsi agli stereotipi, più contemporanea nei contenuti e nelle relazioni, pronta a capire il fenomeno di ridefinizione dei rapporti».
Perciò scrivendo Imma l’ha pensata al di fuori da gabbie pre-definite?
«Ho pensato alla vita di Imma, da subito, anche al di fuori del libro. Sapevo che sullo schermo avrebbe bucato mantenendo il suo spessore letterario».
Ma Imma le somiglia?
«Un po’ sì. Più che altro sono io che ho cominciato a somigliare a lei, determinata che si fa un’idea con la sua testa. Imma però è un pm e rispetta le regole, ha una famiglia classica, donna di casa e di lavoro fisso. Vive e è radicata in provincia. Aspetti che ci differenziano».
La prossima settimana Imma ci saluta...
«Vorrei continuasse e vorrei scrivere di lei direttamente sullo schermo». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google