Il Tirreno

Con Mannocchi dentro la guerra all’Isis

Con Mannocchi dentro la guerra all’Isis

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C’è un talento che appartiene a pochi scrittori e giornalisti, ed è quello di riuscire a produrre nel lettore quella cosa preziosa che è il dubbio. Il dubbio che si insinua nelle certezze, e ne scardina le granitiche convinzioni. Ed è questo quello che riesce spesso a fare con la sua produzione – composta da articoli, film e libri – Francesca Mannocchi, classe 1981, reporter freelance e regista.

Mannocchi pubblica con Laterza il reportage “Porti ciascuno la sua colpa” (pp. 222, € 18). Il libro è un viaggio nei territori cari all’autrice, che se ne occupa spesso per i suoi reportage, ed è una lunga ricostruzione dai territori dominati dall’Isis. Con una scrittura limpida e tagliente, Mannocchi diventa una guida attenta sulle atrocità della guerra. Abbondano gli episodi struggenti, e i momenti in cui il lettore viene messo spalle al muro: «Ammettiamo – scrive Mannocchi – che siamo pronti ad accettare l’idea che sia lecito uccidere centinaia, migliaia di bambini, se serve. Perché li consideriamo perduti, perché rischiano di diventare peggiori dei padri. Il degrado del dopoguerra non può che abbrutirli, i sopravvissuti saranno marchiati per sempre e se all’inizio quel marchio sarà un’onta, negli anni diventerà un segno di riconoscimento, un fattore unificante, una ideale medaglia alla continuità del progetto del Califfato, e quei bambini sopravvissuti saranno la pianta rigogliosa del seme lasciato dall’Isis». Ecco, allora è giusto trucidarli? Ed è giusto ammazzare un uomo che non ha la possibilità di difendersi perché testimone? —

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