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Torna la maestosa “Ultima cena” di Plautilla
La grande opera della suora seguace di Savonarola risplende di nuovo dopo un delicato restauro durato quattro anni
Nel 2017 furono gli Uffizi a “scoprirla”. La mostra “Arte e devozione in convento sulle orme di Savonarola” metteva al centro la figura di Plautilla Nelli, la “prima pittrice fiorentina” vissuta fra il 1524 e il 1588, le cui opere al tempo del Vasari erano disseminate nei conventi e nelle dimore gentilizie della città.
La suora pittrice, allieva di fra’ Bartolomeo, è stata recentemente al centro di un rinnovato interesse critico, in parallelo con quello riservato alle donne artiste e in particolare a coloro che coltivarono il loro talento tra le mura conventuali. Entrata giovanissima nel convento domenicano di Santa Caterina in Cafaggio (oggi di San Marco), imbevuta della mistica savonaroliana, Plautilla fu interprete appassionata della poetica figurativa ispirata al magistero del “frate fustigatore” nel campo delle arti e al nuovo modello di santità femminile scaturito dalla riforma tridentina. Plautilla si divise fra compiti religioso-istituzionali (ricoprì la carica di priora) e insegnamenti artistici come responsabile di una fiorente “bottega” grazie alla quale numerose consorelle contribuirono alla diffusione di immagini sacre, avvalendosi di una tecnica pittorica tanto raffinata quanto consolidata.
Il nome di Plautilla Nelli emerge ora dal suo dipinto più maestoso, “L’ultima cena”, che finalmente restaurato dopo quattro anni di lavoro torna nel Complesso di Santa Maria Novella per essere permanentemente esposto nel museo. Lunga quasi sette metri, “L’ultima cene” è fra le più grandi opere al mondo eseguite da una donna e una delle più impegnative dal punto di vista compositivo. L’artista, sfidando le convenzioni sociali, in un’epoca in cui le donne ancora non avevano la possibilità di ricevere una formazione di anatomia, dipinse 13 figure a grandezza naturale, confrontandosi su un tema generalmente riservato ai pittori all’apice della propria carriera.
Il restauro è frutto di uno sforzo collettivo che ha visto coinvolti, fra gli altri, Advancing Women Artists, il Comune e Musei civici di Firenze. L’operazione di restauro è documentata da una pubblicazione edita da Florentine Press.
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