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La voce, le emozioni e la vita privata: Ron Howard racconta la leggenda Pavarotti

Luca Trambusti
La voce, le emozioni e la vita privata: Ron Howard racconta la leggenda Pavarotti

Testimonianze, immagini inedite, interviste e alcune delle più belle interpretazioni per conoscere “Big” Luciano

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Per realizzare un film su Luciano Pavarotti (nelle sale il 28, 29 e 30 ottobre) c’è voluto un premio Oscar: Ron Howard (il già Richie Cunningham, amico di Fonzie). Nella pellicola, presentata al Festival del cinema di Roma, il regista racconta la storia di colui che ha portato la lirica e il bel canto al grande pubblico. E lo ha fatto senza cedere niente dal punto di vista stilistico.

“Pavarotti - La voce, l’uomo, i segreti, la leggenda” mantiene molto di ciò che promette nel titolo. Certo presentare in un biopic tutta l’opera e l’importanza del Maestro richiede un grande lavoro di sintesi. Il film diventa, inevitabilmente, un po’ didascalico. Quello però che emerge è un bel ritratto del grande tenore. Nei 115 minuti del film la sua voce è indubbiamente l’elemento che più si esalta. Si scoprono però anche tanti aspetti umani dell’artista: i suoi amori, la sua passione e gioia per la vita (messa peraltro in pericolo da un tetano infantile), la sua vitalità, il gusto per il divertimento, la lungimiranza e flessibilità artistica, la generosità e le opere benefiche. Non si dimenticano nemmeno le crisi, le difficoltà e le critiche che lo investirono per il suo “Pavarotti & Friends” da parte dei puristi.

Si ripercorre la sua storia dal debutto nella “Boheme” del 1961, al lancio internazionale nel ‘63 con la “fortunata” sostituzione di Di Stefano a Londra. Da buon americano Howard ha una visione molto internazionale della carriera di “Big” Luciano, presentando appunto i suoi riscontri e successi partendo proprio da quanto fatto fuori dall’Italia, che viene quasi ignorata. Il film vive anche su immagini familiari, private e su momenti pubblici di grande emozione (come il “Nessun dorma” a tre voci con Domingo e Carreras) ed immagini esclusive. A “profilare” Pavarotti arrivano gli interventi di tanti artisti (tra cui anche l’aretino Vittorio Grigolo) oltre che le persone della sua sfera privata: la prima moglie Adua Veroni, le tre figlie (Lorenza, Cristina e Giuliana), Nicoletta Mantovani (la seconda moglie). A questo poi si aggiungono le tante interviste tv che Pavarotti ha fatto negli anni (tutte in inglese).

Il film entra in maniera semplice sugli aspetti tecnici del canto, quello che si capisce però è che la tecnica per quanto riguarda Pavarotti è quella che porta emozione; i due elementi vivono in estrema simbiosi. “Pavarotti” è un bel film destinato al grande pubblico, un ritratto di costume ottimamente realizzato che soddisferà chi Pavarotti non lo conosce sino in fondo, un profilo che racconta per capitoli la sua storia senza avere (e volere) spazio per maniacali approfondimenti. Non certo per fan e melomani. Il risultato è quello di grande indulgenza nei suoi confronti per fare uscire un Pavarotti di ampio spessore artistico e umano. —
 

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