Il Tirreno

Mascagni, Puccini e le due opere viste da Aliverta «Unite dal tormento»

Maria Teresa Giannoni
Mascagni, Puccini e le due opere viste da Aliverta «Unite dal tormento»

Suor Angelica, Cavalleria Rusticana e l’intuizione del regista «Non voglio scandalizzare, solo una mia interpretazione»

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Sabato 19 ottobre il sipario del Goldoni si aprirà su “Suor Angelica” di Puccini, “Cavalleria Rusticana” verrà dopo ma le due opere saranno presentate come se fossero una sola. O meglio la prima è quella che si svolge nel presente e la seconda è il suo antefatto, come se fosse un gigantesco flashback.

La Suor Angelica di Puccini non è altro che la Lola di Mascagni, ad interpretarle è la stessa cantante, la sera della prima sarà la livornese Valentina Boi. Così come la Zia Principessa e Mamma Lucia avranno la stessa voce, quella di Anastasia Bodlyreva.

L’intuizione è del giovane (classe 1984) regista Gianmaria Aliverta che firma lo spettacolo che apre la stagione lirica livornese (replica con il cast dei giovani cantanti usciti dal Mascagni Opera Studio la domenica pomeriggio alle ore 16) e poi sarà presentato al teatro Coccia di Novara e al Teatro Sociale di Rovigo, i due teatri che hanno prodotto insieme a Livorno questa nuova produzione.

Aliverta ha una formazione da cantante lirico, solo dopo è diventato regista, quindi è uno che sa sempre di cosa parla a proposito di opere e musica. Ed è anche impegnato fortemente a diffondere l’amore per la lirica con l’associazione VoceAllOpera che ha fondato a Milano.

Lo fa portando l’opera in luoghi inusuali e dando la possibilità ai giovani artisti di studiare e mettersi alla prova.

Ma anche i grandi teatri gli affidano regie importanti: ha inaugurato la Fenice di Venezia con “Il ballo in maschera” diretto da Myung-Whun Chung, al Maggio Musicale invece ha curato “Hansel und Gretel” di Humperdink.

«Non ho l’ambizione qui a Livorno – spiega - di fare uno spettacolo che dia scandalo perché il mio nome arrivi di più. Il nostro è un lavoro collegiale, lo spettacolo lo facciamo tutti insieme. Né voglio dire al pubblico: questa è la verità, chiunque ha fatto “Cavalleria” prima di me non ha capito nulla. La mia interpretazione dell’opera rappresenta soltanto una possibilità. Chi vuole godersi le due opere in maniera più tradizionale può farlo tranquillamente perché non abbiamo operato nessuno stravolgimento, partiamo sempre dalla musica».

Come guiderà il pubblico dentro la sua idea registica?

«Lasciando una serie di riferimenti tra oggetti, ambientazioni, stanze segrete. Suor Angelica è come se fosse stata privata di una visione del futuro, a tenerla in vita è solo il desiderio di riabbracciare il figlio. L’unica cosa è che poi scopriremo che si tratta del figlio illegittimo concepito con Turiddu. Anche il luogo in cui Suor Angelica è stata rinchiusa è lo stesso in cui è stato commesso l’omicidio sette anni prima. “Cavalleria” è tutta ambientata sul sagrato della chiesa e nell’interno che poi si apre su una velatura blu tipica delle chiese del sud d’Italia. In Suor Angelica è la stessa chiesa ma vista da un’angolazione diversa, più laterale».

Che cosa accomuna le due opere?

«Il tormento. Da qui è nata l’idea di collegarle. Oltre alla prosecuzione del destino di Lola in quello di Suor Angelica c’è anche l’incrocio tra i sentimenti di Lola con quelli di Santuzza. Lola non è una donna di facili costumi che entra cantando uno stornello, tra lei e Turiddu c’è vera passione, vero amore. I due stavano insieme già prima ed è stato forse qualcun altro a obbligarla a sposare l’uomo più ricco. E’ questo che fa uscire pazza Santuzza". In “Suor Angelica” ci sono solo donne, in “Cavalleria” emergono fortemente… "L’allestimento è anche un viaggio alla scoperta della società matriarcale del Sud d’Italia, guidato da forti personalità femminili che decidono la vita e la morte. Santuzza si rivolge a Mamma Lucia sempre con sottomissione finché non arriva il momento del tradimento. Mamma Lucia, che comanda come un capo mafia, lo sa. Lei che ha coperto sempre tutte le malefatte del figlio vede il suo ruolo messo a repentaglio davanti al paese».

Lei lavora molto sulla diffusione dell’opera lirica. Quali sono i luoghi più strani in cui l’ha portata?

«Nella metropolitana milanese abbiamo fatto un flash mob del brindisi di “Traviata”. La gente all’inizio credeva di aver a che fare con i soliti artisti di strada e veniva a farci la carità. Ad Antigua nei Caraibi dove non ci sono teatri e gli abitanti afroamericani non sono abituati a vedere l’opera ho portato “Il Barbiere di Siviglia” in un gigantesco prato dove c’era chi cucinava aragoste alla griglia. E vi assicuro sentire uno impegnato al barbecue che canta la cavatina di Figaro fa un certo effetto». —


 

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