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Jesus Quintana è tornato Turturro rende protagonista il rivale del Grande Lebowski

Francesca Lenzi
Jesus Quintana è tornato Turturro rende protagonista il rivale del Grande Lebowski

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ROMA. Completino da gioco color lilla, retìna in testa, movimento armonico e ben studiato, con tanto di balletto, e quella leccatina fortunata sulla palla da bowling prima di ogni tiro. Chi ha amato “Il grande Lebowski” non può perdersi “Jesus Rolls – Quintana è tornato”, uscito ieri nelle sale italiane. A firmarlo è John Turturro che porta sullo schermo il giocatore sudamericano, rivale di Jeffrey Dude Lebowski nel cult del 1997. Ad oltre 20 anni di distanza, torna al cinema Jesus Quintana, personaggio minore nel film dei fratelli Coen, ma da subito uno dei più amati. Indimenticabile per caratteristiche fisiche e battute memorabili che adesso trova piena consapevolezza in una storia tutta sua, fra citazioni cinematografiche, cenni d’intesa ai generi e un’atmosfera che respira a pieni polmoni una realtà vera e sincera, eppure trasfigurata in una bolla di stravagante onirismo.

Jesus Rolls rappresenta quindi uno spin-off del personaggio del Grande Lebowski, ma è anche – per effetto di un arzigogolato gioco di metacinema – un remake, ispirato al film francese di Bertrand Blier, “I Santissimi” (1974), interpretato da Gerard Depardieu, Jean Moreau e Isabelle Huppert. Allo stesso modo, nell’opera di Turturro – che torna dietro la macchina da presa dopo 6 anni (da “Gigolò per caso”, se non consideriamo l’episodio di “Rio, eu te amo”) – seguiamo le avventure di Jesus Quintana dal momento in cui esce dal carcere. Accanto a lui, Petey (Bobby Cannavale) e una compagna di viaggio improvvisata con il volto di Audrey Tautou. Nel cast anche due pezzi da novanta come Christopher Walken e Susan Sarandon che, più invecchia, e più diventa bella e preziosa.

La storia è quella di un trio surreale di disadattati in fuga da un parrucchiere, ma anche dalla legge e, in generale, da una società alla quale manca quella scintilla di salvifica cialtroneria. Che poi è la stessa che i Coen instillarono nel nullafacente oppiato Lebowski. Attenzione, però. Non ci si aspetti un seguito di quel film. Turturro prende Jesus Quintana e gli toglie il completo da giocatore di bowling. E lo fa crescere. Non si rispermierà un omaggio al personaggio del 1997, ma a quello di oggi regala un nuovo vestito, fatto di dignitoso egocentrismo, nel quale l’antieroe inizia a maturare una vera e propria identità. Che Jesus Rolls sia comunque legato a doppio filo al grande Lebowski è innegabile e passa dall’approvazione chiesta da parte di Turturro ai fratelli Coen per l’utilizzo del personaggio creato da loro. Approvazione concessa senza esitazione, con tanto di augurio affettuoso all’anti-divo per eccellenza di Hollywood, attore (più volte proprio per i Coen), regista e sceneggiatore che, in Jesus Quintana ritrova quella goccia di follia di una realtà che ha bisogno di essere presa con leggerezza. Fino al grottesco più bizzarro e anticonvenzionale, fuori da ogni preconcetto. Perché il vero successo non sta dietro la perfezione, e neppure alle spalle dell’eroismo borderline di una società avvizzita e incapace di riconoscere la bellezza. Il vero successo sta nell’uomo ridicolo con il completo lilla e la retina in testa che lecca una palla da bowling presentandosi al (grande) pubblico: «Lo hai detto hermano. No se escherza con Jesus».

Francesca Lenzi

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