Il Tirreno

l’eterno ragazzo 

Morandi forever, tra fiction e sedici concerti acustici E ricorda la figlia perduta

Morandi forever, tra fiction e sedici concerti acustici E ricorda la figlia perduta

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MILANO. Morandi ieri, oggi, domani. Sempre. Da venerdì 18 ottobre (prima serata) l’eterno ragazzo di Monghidoro torna su Canale 5 con la terza stagione della fiction “L’isola di Pietro”. Nei panni di Pietro Sereni, pediatra di Carloforte (in questo delizioso borgo sull’Isola di San Pietro e nel vicino Sulcis sono state fatte le riprese), lo troviamo sempre immerso nella risoluzione di casi umani e talvolta criminali che coinvolgono la sua famiglia e la piccola comunità di cui è punto di riferimento. Una specie di Don Matteo laico. Non a caso produce per Mediaset Lux Vide dei fratelli Matilde e Luca Bernabei, a cui si deve la creazione del dinamico sacerdote. Nei primi minuti dell’episodio che apre la nuova stagione, durante la quotidiana corsa a bordo mare con il cane Mirto, Pietro arriva nei pressi di un cantiere navale in fiamme. Sente dei vagiti e da una barca che sta bruciando strappa una bimba di pochi giorni. La piccola vita è rischio.

Ieri. Dopo la dolorosa confessione fatta da Morandi a “Verissimo”, di avere perso una figlia neonata, inevitabile partire da questo, quando si presta alle consuete interviste per il lancio della fiction. «Era il 1967, la sera della finale di Canzonissima – ricorda – Eravamo io contro Claudio Villa. Poco prima dell’inizio ebbi la notizia che mia figlia era nata e morta. Volevo lasciare tutto, partire, raggiungere mia moglie Laura. Fu Villa che mi disse di non farlo. “Piangerai domani”. Di quella serata ho una registrazione che ancora oggi riguardo ogni tanto. Non so bene come ce la feci. Ricordo vagamente Sergio Zavoli che mi faceva parlare e io non sapevo cosa dicevo».

Oggi. Di figli Morandi ne ha poi avuti altri tre: Marianna (fa l’attrice), Marco (canta e occasionalmente recita) e Pietro. Questo, poco più che ventenne, è oggi trapper affermato, nome d’arte Tredici Pietro: un album e milioni di visualizzazioni su YouTube. Morandi dice di averlo scoperto a cose fatte. «Mai detto nulla. Da un po’ vedevo che trafficava. Gli chiedevo e cambiava discorso. Poi leggo: “Dal 15 luglio su tutte le piattaforme, Pizza e fichi”. Ha fatto tutto da solo». E c’è molto orgoglio in quello che dice, anche se la strada intrapresa da Pietro è così diversa da quella degli artisti della sua generazione, o anche di altri più giovani. «Anche Rovazzi è già un’altra cosa». Altro tema inevitabile: il Bologna e il suo allenatore. «Mihailovic è un uomo coraggioso, un vero guerriero. Sono grato alla dirigenza della squadra che lo ha tenuto. E a lui per come guida ugualmente la squadra dall’ospedale. I medici vorrebbero che si riguardasse di più, ma lui vuole essere presente anche contro il loro parere».

Domani. Mai stanco, Morandi annuncia che dal 1° novembre sarà al Teatro Duse di Bologna per 16 concerti acustici. «In scena io e pochi musicisti. Eseguirò, magari anche a richiesta del pubblico, una selezione delle mie canzoni. Inframmezzate dal racconto di aneddoti della mia vita di cantante. E sono tanti in quasi 60 anni di carriera: ho iniziato a 14 anni con sagre e matrimoni; a 18 la mia prima incisione, “Andavo a cento all’ora”». Con tanto passato alle spalle e anche movimentato, che ne pensa di una fiction sulla sua vita? «Solo dopo morto!», ride. «Chi vedrei nei miei panni? Michele Riondino è bravissimo, l’ho appena visto a teatro. Anche Elio Germano, che sa cantare molto bene. O Claudio Santamaria: anche lui sa cantare, ma non mi assomiglia. O Marinelli, quello di “Martin Eden”…». A fine serata, spunta una chitarra: la imbraccia e improvvisa. Attorno a lui tre generazioni di giornalisti, dai ventenni del web agli over 60, lo accompagnano in coro perché le sue canzoni sono di tutti. Morandi forever. (a.m.)

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