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«Siamo tutti al mondo per aiutarci l’un l’altro» Ce lo dice Richard Gere
Il riconoscimento premia il suo impegno per i diritti umani L’attore visita gli Uffizi e critica Trump per la guerra in Siria
Un piccolo presidio di persone davanti all’ingresso di Palazzo Vecchio regge uno striscione in sostegno della popolazione curda, il salone dei Cinquecento gremito di persone, tutte quelle che può contenere e che negli scorsi giorni si sono prenotate, qualche scambio di battute con i giornalisti prima della cerimonia di consegna ufficiale delle chiavi della città. Così Firenze si prepara ad accogliere Richard Gere, il divo di Hollywood che da oltre trent’anni lotta per i diritti umani fondamentali a partire dalla libertà.
E a lui la città ha mostrato i suoi capolavori, nel primo pomeriggio infatti la Galleria degli Uffizi tradizionalmente chiusa al pubblico il lunedì, si è lasciata percorrere ed ammirare da Gere in una visita di circa un’ora con un cicerone d’eccezione, il suo direttore Eike Schmidt. La pala di Ognissanti di Giotto, il doppio ritratto dei Duchi di Urbino di Piero della Francesca, la Primavera del Botticelli, l’Annunciazione di Leonardo e il Tondo Doni di Michelangelo sono stati ammirati con calma, osservati con interesse. Schmidt ha raccontato che «Gere ha apprezzato moltissimo la Tebaide del Beato Angelico, sottolineando la somiglianza tra le figure dei santi padri in ritiro ascetico nel deserto ed i monaci buddisti tibetani». Gentile e affabile ha firmato autografi e si è lasciato fotografare con i dipendenti del Museo.
A ridosso della cerimonia di consegna delle chiavi si sbriciolano le polemiche lanciate dalla Lega in consiglio comunale che avevano anticipato questa giornata di festa definendola una «vetrina per Nardella e una marchetta per le Ong a favore dei trafficanti di esseri umani». Il sindaco di Firenze precisa che «il riconoscimento viene dato alla Fondazione di Richard Gere e che di tutta la questione è stata data una lettura un po’ superficiale. Firenze ringrazia Richard Gere – afferma con forza Nardella – per il suo impegno attraverso la Fondazione a favore dei deboli, dei poveri, delle persone svantaggiate, persone che non hanno strumenti e risorse per avere una vita dignitosa, che soffrono e che vedono limitate le loro libertà».
Ed è a loro che guarda l’attore americano che delle polemiche non sapeva niente e un po’ se ne burla, lui che è in Italia da un po’, che ha trascorso una decina di giorni in ritiro al monastero buddista di Pomaia, sui colli pisani, lui che nel nostro paese ritorna spesso, che ad agosto a Lampedusa è salito sulla Open Arms dove ricorda l’emozione di aver presentato suo figlio ai migranti e il loro scambiarsi storie, lui che è generoso di sorrisi. «Sono molto onorato di ricevere questo riconoscimento – esordisce con la serenità dipinta sul viso – ma credo che in realtà siamo tutti al mondo per aiutarci l’un l’altro. C’è un livello comune in cui le cose sono molto semplici ed è il livello umano, quindi non c’è motivo di non prenderci cura reciprocamente l’uno dell’altro».
Restiamo umani dunque ma non solo, perché «tutti gli esseri umani – continua Gere – ma anche gli animali, tutte le creature vanno verso la felicità. Per chi vive in ambienti dove ci sono le risorse non è difficile prendersi cura di chi risorse non ha. Mi vergogno, – ha aggiunto sulla questione della Siria – sono profondamente imbarazzato dalla decisione presa in grande fretta dal nostro presidente senza consultare gli alleati. Mi vergogno profondamente». —
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