Il Tirreno

musica classica 

Da Lucca ai grandi teatri Beatrice Venezi dedica il suo primo album a Puccini

Lara Loreti
Da Lucca ai grandi teatri Beatrice Venezi dedica il suo primo album a Puccini

3 MINUTI DI LETTURA







Creare un vino è come dirigere un’orchestra. Tante anime che convergono per un unico grande risultato. Beatrice Venezi è una delle direttrici d’orchestra più giovani del mondo, lucchese, 29 anni. Talento e bellezza. Femminilità e audacia. In tempi in cui il #metoo non risparmia il mondo della musica classica, per una giovane donna non è facile emergere in un ambito maschile come la direzione di orchestra. «Non ho mai ricevuto particolari avance – dice Venezi – Certo è che una donna in carriera deve sempre dimostrare il suo valore: sei sotto la lente, ti aspettano al varco. Siamo in un Paese non ancora tarato sulla parità di genere». Per questo Lamberto Frescobaldi ha scelto lei per il Premio Leonia dedicato all’audacia. «Beatrice ha una bellissima storia di successo – nota Frescobaldi – Abbiamo bisogno di giovani come lei, pieni di idee, intraprendenti, audaci».

A Milano per ritirare il premio, Beatrice vive un momento d’oro: il 18 ottobre uscirà il suo primo cd, “My journey – Puccini’s Symphonic Works” registrato al Teatro del Giglio di Lucca con l’Orchestra della Toscana.

Qual è cosa più audace che ha fatto nella vita?

«La più audace, che spero di riuscire a compiere ogni giorno, è pensare criticamente alle cose. In un periodo di appiattimento come questo, pensare col proprio cervello è una delle cose più audaci che si possano fare».

E la cosa meno audace?

«Una volta sono caduta e mi sono rotta un polso, quasi da ferma. Quindi ora sono poco audace rispetto ad alcune esperienze come gli sport estremi. Mi piacerebbe praticarli, ma non me la sento».

Chi è la sua eroina lirica preferita e perché?

«Minnie della Fanciulla del West: è la donna pucciniana più forte in assoluto, è lei il vero deus ex machina di tutta l’opera, che risolve l’intreccio, e fa di tutto perché si avveri il suo amore».

Cosa ha in comune con Puccini?

«Mi piace la sua modernità, mi affascina molto il suo senso fortissimo per la spettacolarizzazione. Puccini ha una concezione dei tempi e una sensibilità pre-cinematografiche, il che è rivoluzionario per quel periodo: tempo della drammaturgia e tempo musicale sono perfettamente in sintonia. Per esempio, se in Verdi per dirsi “ti amo” in un duetto ci mettono 20 minuti, in Puccini ne impiegano 4 o 5. E poi adoro lui, il primo a farsi ritrarre in scene di vita privata. Ci sono dei filmati in cui appare come un gran viveur, con abiti sartoriali, sigari toscani, belle donne. È il prototipo dell’uomo moderno in tutto».

Nel 2018 Forbes l’ha inserita fra i 100 under 30 più influenti d’Italia. In cosa vorrebbe influenzare i giovani?

«Vorrei aiutarli a sviluppare una sensibilità verso la musica classica, genere meraviglioso che invece a volte viene visto come difficile e noioso solo perché non si conosce».

In Italia esistono davvero le pari opportunità? Che cosa suggerirebbe alla politica?

«Direi di evitare storpiature della lingua italiana con femminili forzati come sindaca o ministra perché a mio avviso non servono a niente. Al governo direi di pensare all’effettiva opportunità delle donne di conciliare la vita familiare con quella lavorativa, cosa a cui non sta pensando nessuno perché non ci sono politiche di sostegno per i figli e per le famiglie numerose. Per il resto, occorre un lavoro culturale di ampio raggio e lunga durata che bisogna iniziare a mettere subito in atto». –



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore