Attenzione
Tradizione e modernità nel monastero: ecco Siloe, perla tra montagna e mare
Le coltivazioni biologiche dei monaci i pannelli solari e i materiali ecologici in un’atmosfera di sereno misticismo
Misticismo, rispetto dell’ambiente, produzioni bio, strutture e strumenti ecosostenibili, intreccio di tradizione antica e dinamiche moderne, sono solo alcune delle impronte digitali del monastero di Siloe di Poggi del Sasso nel comune di Cinigiano, che sorge in un lembo di territorio in cui si dissolve la piana di Maremma e il paesaggio diventa più nervoso e mosso, col Monte Amiata adagiato a due passi da un lato e in lontananza, dall’altro lato, i monti dell’Uccellina. Siamo in provincia di Grosseto, a un chilometro dal paese di Poggi del Sasso e a dieci da Paganico, dove si arriva deviando dalla superstrada Siena Grosseto o dall’A12. Da Paganico, poi, si prende la provinciale verso l’Amiata, si percorrono circa due chilometri e si imbocca il bivio verso Sasso d’Ombrone e Poggi del Sasso. E all’improvviso, su una minuscola collina, si apre la struttura di Siloe, un monastero moderno, senza le ombre e le oscurità delle abbazie medievali, ma dalle linee essenziali che disegnano un complesso solare, quasi trasparente. Siloe evoca nel nome la sacra piscina di Gerusalemme. E siccome il podere con undici ettari di oliveti e ricco di acqua donato ai monaci di Poggi del Sasso si chiamava “Le Piscine”, ecco che parve simbolico dare il nome Siloe al centro monastico, che richiamava nel nome, la piscina di Gerusalemme, fu vista come il segno della protezione di Dio sulla comunità. Così sette monaci, arrivati nella terra del Montecucco e dell’olio pregiato delle colline maremmane, da varie località del Centro-Nord Italia decisero di fondare il monastero dell’Incarnazione. Era il 1996 e il 16 dicembre dell’anno successivo il vescovo di Grosseto riconobbe la comunità come «associazione pubblica di fedeli» che vive secondo la regola di San Benedetto pur senza appartenere all’ordine. Da allora il monastero è cresciuto: il 9 maggio 2004 fu benedetta la Cappella della Luce dal Vescovo Giacomo Babini; nel 2007 avvenne la posa della prima pietra per la costruzione del secondo lotto del monastero.
Adesso Il monastero di Siloe è ormai un punto di riferimento per tutta la Maremma, e non solo. Vi arrivano anche per acquistare i prodotti coltivati dai monaci che hanno nel loro breviario quotidiano, il rispetto totale dell’ambiente. Un “umanesimo ecologico” che guarda e pratica modelli di sviluppo sostenibile. Si comincia dall’uso dei pannelli solari, dai materiali di costruzione ecologici, fino ai prodotti della terra tutti rigorosamente bio che vengono venduti dal segmento commerciale del monastero. In ogni pratica dei monaci, le parole d’ordine sono cura e responsabilità, rispetto e tutela della diversità, fratellanza, sobrietà, solidarietà e accoglienza, in un vissuto quotidiano in cui ogni scelta, sia spirituale che pratica, diventa necessariamente anche questione etica.
Dall’ovile alla cappella
Il ricordo dell’inizio della costruzione del complesso di Siloe è fissato nei muri della cappella della Santissima Trinità. Questa cappella alla fine degli anni novanta era un ovile che sorgeva accanto a una grande quercia e in mezzo a un prato dove pascolavano le greggi. Quell’ovile, ristrutturato, è stato trasformato in una Cappella dedicata alla Santissima Trinità e benedetta l’8 settembre del 2001 dal vescovo Giacomo Babini. Della cappella, l’unica parte edificata ex novo è quella del presbiterio.
Il Film Festival
Il Monastero ospita ormai da sei anni il Siloe Film festival, una rassegna che si tiene nel mese di luglio nel Centro Culturale San Benedetto, a Siloe, un appuntamento ormai cult per gli autori di cortometraggi e documentari, che il Monastero organizza in collaborazione con l’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali della CEI, il Progetto Culturale della CEI, la Fondazione Ente dello Spettacolo, la Fondazione Bertarelli e l’Acec. Ogni anno i temi su cui cimentarsi sono diversi ma il filo conduttore del festival è la missione di ogni uomo a esercitare la custodia del mondo, dell’altro, dell’ambiente, del tempo, dell’accadere di Dio nella storia. Perché, infatti, come fanno notare i monaci, citando Papa Francesco, "la vocazione del custodire il creato non riguarda solamente i cristiani». -
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