Il Tirreno

La psicologa raffinatissima che smonta gli stereotipi e canta popoli in movimento

Laura Quercioli Mincer
La psicologa raffinatissima che smonta gli stereotipi e canta popoli in movimento

Di Olga Tokarczuk è in libreria “I vagabondi”, in arrivo “I libri di Jakob”  La sua scrittura fa dell’andare oltre i confini una forma di vita  

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premio 2018



Le hanno comunicato del Nobel mentre attraversava in macchina la Germania dove si trova per un giro di conferenze, Olga Tokarczuk, e ha detto al quotidiano polacco Gazeta Wyborcza: «Quando l’ho saputo mi sono dovuta fermare. Ancora non riesco a crederci. Sono felice che insieme a me il Nobel lo abbia ricevuto Peter Handke, che stimo enormemente. È meraviglioso che l’Accademia di Svezia abbia dato risalto alla letteratura dell’Europa Centrale. Sono felice, che ancora riusciamo a resistere». In Italia, dal 2006 al 2018, sono stati pubblicati cinque suoi volumi, ma nel nostro Paese una certa fama le arriva solo quest’anno con “I vagabondi” sulla scia del Booker Prize inglese e grazie al maggior pubblico offerto da una casa editrice di grande rilevanza come Bompiani.

La sua è, così nella motivazione del Nobel, «un’immaginazione narrativa che con enciclopedica passione rappresenta l’attraversamento dei confini come forma di vita». Sono molti, infiniti i confini che Olga Tokarczuk supera nella sua scrittura. I confini del genere e dell’identità individuale e sessuale (in “Che Guevara”), quelli tra natura e umano, tra crimine e giustizia (in “Guida il tuo carro”), tra realtà tangibile e mito, tra Oriente e Occidente, tra polacchi e tedeschi ( “Casa di giorno”, “Nella quiete del tempo”). Per arrivare ai confini anche fisici e geografici de “I vagabondi”, un testo che ha più volte definito «a costellazione» ovvero senza un centro, senza una gerarchia, e dove si narra di passaggi, di cambiamenti, di trasformazioni, di barriere superate.

Enormi confini vengono superati anche nel suo opus magnum, “I libri di Jakob”, del 2014 (in pubblicazione anche questo per Bompiani nel 2021), l’improbabile e terribile storia del falso Messia di Podolia, Jakub Frank (1726-1791) le cui vicende, benché generalmente rimosse dalla memoria collettiva di entrambi i popoli, hanno segnato in maniera profonda e forse indelebile l’autopercezione dei polacchi e degli ebrei polacchi, e il peculiare aspetto dell’antisemitismo in questo Paese. In oltre 900 pagine l’autrice si attiene con «metodica follia», come ha scritto Przemysław Czapliński, alla documentazione storica. Il risultato è una riscrittura totalmente innovativa della storia polacca prima delle spartizioni della fine del’700. Quello che ne emerge è un paese dove «la libertà religiosa e l’odio religioso si incontrano sullo stesso piano». Il senso di questa impresa era stato riassunto da Tokarczuk in un’intervista televisiva che le aveva provocato numerose minacce di morte nonché quella, da parte del partito attualmente al governo, di revocarle la cittadinanza onoraria della cittadina della Slesia dove abita.

Quello che dobbiamo fare, ha detto Tokarczuk, e la sua indicazione può i valere per tutti i Paesi europei, è «non nascondere le cose terribili che abbiamo fatto come colonizzatori, come oppressori delle minoranze, assassini di ebrei. Dobbiamo essere in grado di dirci tutto. Solo in questo modo potremo rinascere». –



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