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Futurismo: connettere l’arte alla vita, ecco cento opere a Palazzo Blu
L’esposizione sarà divisa in dieci sezioni. La celebrazione di un pensiero "diverso" a 110 anni dal manifesto di Marinetti
Da oggi, venerdì 11, fino al 9 febbraio 2020, allestita a Palazzo Blu una nuova grande mostra intitolata “Futurismo”, con oltre 100 opere del complesso movimento artistico. Per la curatrice Ada Masoero la mostra, aperta al pubblico da oggi, è il risultato di un’impresa collettiva visto l’ambizioso percorso scelto da lei per questa importante rassegna a Pisa. Masoero racconta che la forte collaborazione dei soggetti coinvolti ha propiziato l’esito positivo dell’arrivo di gran parte delle opere che lei aveva sognato di avere per questa mostra, «abbiamo avuto prestiti importantissimi, tra questi le opere della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, del Museo del novecento e la GAM di Milano, dal Mart di Rovereto, dell’Aeronautica militare, oltre che le opere conservate da generazioni da alcuni privati». In ragione di questo grande sforzo collettivo, e visto la grande quantità di mostre curate in tema di futurismo, la curatrice ha parlato delle particolarità del disegno espositivo della mostra ad una distanza di 110 anni dalla stesura del Manifesto della fondazione del futurismo di Marinetti, nel 1909. Il percorso espositivo di Palazzo Blu intende dare voce agli artisti futuristi tramite i loro manifesti, che erano distribuiti tramite il volantinaggio, raggiungendo anche gli strati più popolari. «Il sogno dei futuristi era quello di connettere l’arte alla vita, di coinvolgere tutti e di ridisegnare l’orizzonte quotidiano con i principi del futurismo che era un sistema di pensiero molto ricco e articolato», spiega la curatrice. La mostra è divisa in 10 sezioni intitolate ognuna da un manifesto con brevi citazioni. Dalle opere che antecedettero il futurismo ai capolavori degli allora giovani “padri fondatori” Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla e Gino Severini; firmatari dei due manifesti del 1910 che intitolano la sezione Manifesto dei pittori futuristi e la pittura futurista. In questo primo periodo del trentennio futurista gli artisti «volevano rompere con il passato, erano tra i primi intellettuali che corsero la grandissima novità della trasformazione del mondo». Con la sezione Manifesto tecnico della scultura futurista steso da Boccioni nel 1912, le sculture come descritte da lui, capace di «prolungarsi nello spazio per modellarlo». Con il Manifesto tecnico di Marinetti del 1912 e L’architettura futurista di Antonio Sant’Elia del 1914 due le sezioni con i capolavori di Sant’Elia, ideatore di una città futuribile, divisa in strade collegate da ascensori. Tra le sezioni, una più letteraria e poetica, dedicata al tema delle parole in libertà e un’altra alla guerra.
Poi i futuristi Balla e Fortunato Depero intitolano con il loro «Ricostruzione futurista dell’universo», del 1915, la sezione dedicata all’universo futurista con opere che esprimono una visione molto più astratta della realtà. Da queste premesse geometriche nel primo dopo guerra «nasce il culto straordinario della macchina» e con esse il futurismo meccanico illustrato.
Viene infine dedicata una sezione all’Aeropittura ispirata nel manifesto futurista del 1931. «L’aeropittura è la celebrazione dell’aereo che consente all’uomo un’esperienza di tutto inedita ed è la costatazione che per tutti i trent’anni del movimento non si sia abbassata mai la qualità artistica delle opere», conclude la curatrice Masoero. —
Oggi, venerdì 11, l’iangurazione dell’evento che proseguirà fino al 9 febbraio Le opere arrivate in prestito dalla Galleria nazionale di Roma e da diverse collezioni private
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