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Dalla British Library a Lucca i gioielli di Bernardo Bellotto
I disegni del celebre vedutista del Settecento non erano mai usciti dall’Inghilterra. Da domani, sabato 12, al 6 gennaio saranno alla Fondazione Ragghianti
Finora non erano mai stati staccati dall’album appartenuto ai re Giorgio III e Giorgio IV d’Inghilterra e custodito a Londra, nella British Library. Ora arrivano a Lucca insieme a un altro pezzo da novanta prestato dal Regno Unito. Sono cinque disegni e un dipinto a olio su tela del pittore veneziano Bernardo Bellotto, tra i maggiori vedutisti del ‘700 e nipote di Canaletto, di cui fu allievo: da domani fino al 6 gennaio saranno esposti, insieme con una quindicina di altre opere dell’artista e di altri, nella mostra organizzata dalla Fondazione Ragghianti e curata da Bozena Anna Kowalczyk, massima esperta dei due pittori.
Le sei opere “inglesi” raffigurano scorci di Lucca e costituiscono il focus dell’esposizione, che vuole illustrare il viaggio di Bellotto in Toscana, compiuto nel 1740 quando aveva 18 anni. Proprio con questo tour il giovane Bernardo sviluppò il proprio stile espressivo in maniera originale, distinguendosi dal celebre zio – fratello della madre Fiorenza – del quale fino a quel momento aveva emulato modelli e tecniche compositive. E con il viaggio in Toscana ebbe modo di esprimere tutto il suo genio, diventando così il pioniere della pittura di veduta a Firenze e a Lucca al servizio dell’aristocrazia. Il suo soggiorno fu patrocinato proprio da collezionisti, nobili e antiquari, desiderosi di dar vita ad un nuovo vedutismo fiorentino con quella modernità illuminista che Canaletto sapeva esprimere così bene. Da qui l’invito al nipote e allievo, di cui era già nota la bravura, seppure giovanissimo, come maestro di prospettiva e di tecnica pittorica.
Il dipinto, proveniente dalla York City Art Gallery, è il più importante della storia avente soggetto lucchese: vi è raffigurata piazza San Martino con la cattedrale. Diversi luoghi vicini alla stessa cattedrale e la chiesa di S. Maria Forisportam sono invece al centro dei cinque disegni, a penna e inchiostro, staccati per la prima volta dall’album “regale”. «Queste opere – sottolinea la curatrice – costituiscono l’unica documentazione del viaggio di Bellotto a Lucca. In particolare il quadro, di straordinaria bellezza e armonia, rivela una luce argentea che diventerà poi la cifra stilistica dell’artista. Prospetticamente ricorda i lavori dello zio Canaletto, ma variano il taglio della composizione, la vivacità del tocco, le figure con le ombre allungate dai netti profili, il cielo con nuvole soffici: Bellotto crea un’atmosfera particolare e unica. Un capolavoro assoluto, di cui non si conosce ad oggi il committente ufficiale». La curatrice si augura che, grazie alla mostra, qualche archivio privato possa fornire nuovi dati per fare pienamente luce su questa vicenda. Del resto il rapporto di Bellotto con la Toscana fu anche affettivo: il fratello Michele era un tipografo che da Firenze passò poi al servizio del vescovado di Arezzo, dove venne raggiunto dalla madre Fiorenza.
Accanto alle opere di soggetto lucchese in mostra ci sono, tra l’altro, vedute di Firenze della quale il giovane Bernardo ritrae piazza della Signoria e vari scorci del fiume Arno. In esposizione, poi, la camera ottica in legno, vetro e specchio usata da Canaletto. Orari: tutti i giorni, escluso lunedì, dalle 10 alle 19, biglietto 8 euro. —
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