La batteria al litio dei cellulari vale il Nobel della Chimica
Il premio assegnato a Yoshino, Whittingham e Goodenough Quest’ultimo, 97enne fisico americano, è il più anziano Nobel di sempre
STOCCOLMA. Il Nobel per la chimica 2019 è stato assegnato a John Goodenough, Stanley Whittingham e Akira Yoshino per il loro contributo allo sviluppo della batteria agli ioni di litio, che ha gettato le basi dell'elettronica wireless, come telefoni cellulari e laptop, fino ad arrivare ai pacemaker in medicina. Un premio con un occhio di riguardo alle energie sostenibili e quindi al cambiamento climatico. Questa batteria, infatti, avvicina lo scenario di un mondo libero dai combustibili fossili, perché viene utilizzata nelle auto elettriche come nello stoccaggio di energia da fonti rinnovabili, quali energia solare ed eolica.
Protagonista indiscusso del premio è il litio, un elemento primordiale, sviluppatosi subito dopo il Big Bang. Gli scienziati lo scoprirono nel 1817, quando i chimici svedesi Johan Arfwedson e Jöns Jacob Berzelius lo depurarono da un campione minerale proveniente da una miniera dell'arcipelago di Stoccolma. Berzelius chiamò il nuovo elemento come la parola greca “litos”, che significa pietra. Nonostante il suo nome pesante, si tratta dell'elemento solido più leggero. La leggerezza del litio – con la sua reattività – è anche stata la sua forza e il suo successo. Usato negli Anni ’70 come soluzione al problema della dipendenza dai carburanti fossili, si è diffuso in tutto il mondo. In quel periodo, quando sviluppò la prima batteria, Whittingham sfruttò l’enorme energia del litio per liberare il suo elettrone esterno: costruì così un prototipo che utilizzava in un polo un anodo al metallo di litio e nell’altro polo un catodo al disolfuro di titanio. La batteria aveva un'alta densità di energia e la diffusione degli ioni di litio nel catodo era reversibile, rendendo quindi la batteria ricaricabile.Tuttavia i costi di produzione e i rischi legati alla sicurezza erano ancora alti. Fu solo nel 1980 che Goodenough raddoppiò il potenziale della batteria, creando le giuste condizioni per una batteria molto più potente e funzionale. Nel 1985, poi, Akira Yoshino riuscì a eliminare il litio puro dalla batteria, basandosi interamente sugli ioni di litio, che erano più sicuri del litio puro. Ciò rese la batteria accessibile a chiunque e quindi commerciabile agli inizi degli Anni ’90 da parte della Sony.
Erano anni che la batteria al litio attendeva il giusto riconoscimento. «Ha influenzato la vita di tutti sul pianeta», non si stanca di ripetere Hansson, segretario generale della Accademia Reale Svedese delle Scienze, che aggiunge: «Un premio in cui la chimica vede convergere fisica, elettrochimica e ingegneria». È anche straordinario il fatto che, sebbene questa tecnologia abbia 30 anni, non sia stata eclissata da una migliore, il che fa capire quanto sia straordinaria.
A 97 anni, il fisico americano Goodenough è il più anziano Nobel di sempre: ancora attivo, ha sviluppato una nuova batteria a stato solido con elettrolita di vetro, ancora in fase di studio. Tra i vantaggi, una densità energetica più elevata, maggiore sicurezza, velocità di ricarica.
Marta Paterlini
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