Sicurezza
Leonardo e il rompicapo del moto perpetuo, viaggio fra storia e scienza
FIRENZE. Fin dal Medioevo l’idea di riprodurre con dispositivi meccanici il moto perpetuo delle sfere celesti ha stimolato l’immaginazione e l’ingegno di tecnici, ingegneri e filosofi che si sono confrontati con la sfida di costruire macchine che, una volta messe in movimento, potessero funzionare perennemente senza applicazione di forza.
Alla soluzione di questo rompicapo non poteva non apportare il suo contributo Leonardo da Vinci. I suoi scritti mostrano la serietà e l’impegno con i quali Leonardo si applicò nella ricerca di soluzioni praticabili prima di giungere alla conclusione che il moto perpetuo non può esistere in natura, anticipando così di oltre tre secoli la dimostrazione definitiva della verità di quel principio fornita da James Clerk Maxwell, protagonista dell’affermazione della termodinamica nella seconda metà dell’800.
La mostra che si apre domani al Museo Galileo di Firenze accende i riflettori sulla materia, presentando un’esaustiva galleria degli spettacolari disegni di Leonardo e dei principali protagonisti delle ricerche sul moto perpetuo, affiancata dai modelli di alcuni tra i più intriganti di quei dispositivi, mentre appassionati filmati ne illustrano il presunto funzionamento. Un elemento di grande novità è la sezione dedicata alla realtà aumentata: grazie a questa tecnologia rivoluzionaria, i visitatori potranno interagire con l’ambiente circostante, visualizzando, come se fossero reali, le macchine concepite da Leonardo e dagli altri scienziati (sull’argomento nel 2013 Jean-Pierre Jeunet girò un delizioso film, “Lo straordinario viaggio di T. S. Spivet”).
Infine chi lo desidera, potrà cimentarsi in un divertente gioco didattico, dedicato ai princìpi fisici in base ai quali si ritenne a lungo che il moto perpetuo fosse possibile.
La mostra, a cura di Juliana Barone e Andrea Bernardoni, è realizzata dal Museo Galileo in collaborazione con Birkbeck–University of London e Ravensbourne University. Aperta fino al 12 gennaio. Info 055 265311 o sul sito del Museo Galileo. —
Gabriele Rizza
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