Il Tirreno

il premio per la fisica 

Il Nobel ai cacciatori di pianeti alieni

Marta Paterlini
Il Nobel ai cacciatori di pianeti alieni

Peeble premiato per le sue rivoluzionarie teorie sul cosmo Mayor e Queloz per gli studi sui mondi oltre il Sistema solare

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Siamo soli nell’immensità dell’Universo? C’è vita altrove? Nessuno lo sa e tuttavia la cosmologia ci sta aiutando a trovare i primi indizi. Lo dimostra il Premio Nobel per la fisica 2019, andato per metà al cosmologo James Peebles della Princeton University e per l’altra metà agli astronomi Michel Mayor e Didier Queloz dell’Università di Ginevra.

È stato il canadese Peebles a sviluppare il quadro teorico che, secondo il comitato Nobel, ha costituito «il fondamento della moderna comprensione della storia dell’Universo, dal Big Bang a oggi». Il modello descrive il cosmo dai primissimi momenti, 14 miliardi di anni fa, quando era caldo e denso. Da allora si è espanso, diventando sempre più grande e freddo. Meno di 400mila anni più tardi l’Universo diventò trasparente e i raggi di luce furono in grado di viaggiare attraverso lo spazio. Ancora oggi questa radiazione ci circonda e nasconde molti segreti. Peebles, insieme con il suo team, il Gravity Group, è stato in grado di interpretare l’infanzia dell’Universo, dimostrando che ciò che è visibile è solo una frazione del tutto. Il cosmo, infatti, è costituito per il 69% da energia oscura, per il 26% da materia oscura e solo per il 5% da materia ordinaria, ciò che siamo noi stessi e tutto ciò che vediamo.

«In origine ero incerto se mettere piede in un laboratorio di cosmologia, perché le osservazioni sperimentali erano ancora modeste», ha raccontato Peebles, raggiunto al telefono durante la conferenza stampa. «Poi il campo è cresciuto e sono cresciuto con lui». E a chi gli ha chiesto che cosa consigliasse a un giovane interessato alla sua disciplina ha risposto: «I premi sono apprezzati, ma non devono fare parte dei piani. Si abbraccia la scienza perché se ne è affascinati».

Gli svizzeri Michel Mayor e Didier Queloz, invece, sono stati i primi, nel 1995, a scoprire un pianeta al di fuori del Sistema solare. Scovarono un pianeta gigante, chiamato 51 Pegasi b, che si trovava in un’orbita attorno alla stella 51 nella costellazione di Pegaso (da qui il nome) e a 50 anni luce dalla Terra. Da un punto di vista tecnologico l’impresa è stata un tour de force. Misero a punto uno spettrografo ultra-sensibile per analizzare la luce della stella e misurarne le minuscole oscillazioni dovute all’influenza gravitazionale del mondo invisibile che le girava intorno. È da quel momento che la scienza degli esopianeti è decollata e ha scoperto migliaia di pianeti extrasolari, facendo dell’Universo un luogo ricco e variegato. Peebles ha concluso che, sì, è possibile che esistano altre forme di vita. «Ma stiamo tranquilli: non li incontreremo mai». –



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