La protesta
L’arte napoletana post Caravaggio A Prato arriva la mostra-evento
Da Malinconico a Preti al Battistello, in esposizione alcuni grandi dei Seicento I curatori: «A Palazzo Pretorio una delle collezioni più significative d’Italia»
GABRIELE RIZZA
A Prato si annuncia una interessante mostra dedicata al dopo Caravaggio. Il perno dell'esposizione, organizzata dal Comune, saranno le opere del Seicento napoletano delle collezioni di Palazzo pretorio e della Fondazione De Vito. «La mostra – spiegano le curatrici Rita Iacopino e Nadia Bastogi - nasce dalla considerazione che il museo di Palazzo Pretorio conserva uno dei nuclei più importanti in Toscana, secondo solo alle Gallerie fiorentine, di opere risalenti al Seicento napoletano: la ricostruzione delle vicende storiche dei pezzi e dell’interesse del collezionismo pratese per la pittura napoletana, si configura in questo contesto come uno dei principali apporti critici della esposizione». Ma al buon esito dell'impresa, che si inaugura il 14 dicembre per restare aperta fino al 13 aprile, determinante è il contributo della Fondazione De Vito, che con la sua collezione, formatasi dagli anni settanta del secolo scorso grazie a Giuseppe De Vito rappresenta, per qualità e interesse storico, una delle più significative collezioni private riguardanti l'universo pittorico partenopeo del diciassettesimo secolo. La mostra sarà anche la testimonianza sul campo delle storie incrociate di un collezionismo di ieri e di oggi che permette di ripercorrere alcune tappe dello sviluppo successivo alla presenza a Napoli del Caravaggio, attraverso le tele di pittori tra i più significativi di questa stagione, da Nicola Malinconico a Giovanni Battista Caracciolo, detto Battistello. E proprio di quest'ultimo potremo ammirare quel “Noli me tangere” ritenuto il suo capolavoro, dove evidente e potente risulta l'influenza di Michelangelo Merisi, chiaroscuri e suggestioni e ombreggiature che si riflettono anche nella grande tela di Mattia Preti, “Il ripudio di Agar”, e nel “Buon samaritano” del Malinconico. “Tali opere - dicono ancora le curatrici – oltre a rappresentare esempi di un collezionismo già in antico attento agli esiti più aggiornati della pittura del Seicento, tracciano una sequenza cronologica che va dagli inizi del naturalismo, determinato dalla presenza a Napoli del Merisi tra il 1606 e il 1610, agli ultimi esiti della pittura della fine del secolo sulla scia di Luca Giordano”. Alle collezioni comunali rispondono in sintonia le opere degli stessi artisti, o del medesimo ambito, presenti Fondazione De Vito. Da cui proviene un folto nucleo di dipinti particolarmente significativi, fra cui spicca il nome di Jusepe de Ribera, artista spagnolo attivo a Napoli determinante per lo sviluppo del filone più integrale del naturalistico caravaggesco, e gli specialisti nei generi della battaglia e della natura morta. Di questi molti vengono esposti al pubblico per la prima volta, come il “San Giovannino” dello stesso Battistello, presentato dopo il restauro che ne ha restituito l’originaria cromia. —
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