Toscana
Addio a Ginger Baker, re del ritmo Una vita rock fra batteria e follie
Cresciuto alla scuola dei grandi del jazz inglese, raggiunse l’apice del successo nel 1966 con i Cream insieme a Eric Clapron e Jack Bruce: aveva 80 anni
Peter Edward Baker, per tutti Ginger, per via dei suoi capelli rossi, morto ieri a 80 anni in un ospedale inglese, è stato una leggenda, uno dei più grandi e innovativi batteristi della storia del rock. Ma anche uno dei personaggi più difficili che la musica ricordi.
Che tipo fosse lo racconta in modo perfetto “Beware of Mr. Baker” (Attenti a Mr. Baker) il documentario diretto nel 2012 da Jay Bulger, che da fan era andato con devozione a cercarlo nel ranch del Sud Africa dove si era ritirato. Baker gli spaccò il naso col bastone cui si appoggiava per camminare. Nella conferenza stampa di presentazione, minacciò i giornalisti. Nello stesso documentario Eric Clapton confessa il terrore che provava nei suoi confronti: i Cream, il formidabile trio formato con Jack Bruce si era sciolto dopo che Ginger aveva tentato di uccidere Bruce con un coltello. Quando Clapton scoprì che Stevie Winwood aveva scelto Baker per suonare nei Blind Faith, rimase scioccato. E infatti la band pubblicò un solo, splendido album (che contiene il capolavoro “Presence of the Lord” ) e durò un anno.
Un vero tipaccio, un batterista inarrivabile che, fin da ragazzo, era stato condizionato dalla sua tossicodipendenza. Musicalmente parlando, Baker aveva una tecnica raffinata e una solida preparazione jazzistica. Aveva studiato con Phil Seamen, uno dei più grandi batteristi inglesi di jazz. Come gran parte dei rocker della sua generazione, anche Baker è cresciuto nella scena rock blues: prima con Alexis Korner, poi con Graham Bond.
L’apice della carriera Ginger la raggiunge nel 1966 quando, insieme a Eric Clapton alla chitarra e Jack Bruce al basso forma i Cream, il primo super gruppo della storia del rock. Un trio che si basava su una concezione jazzistica, con tre star libere di lasciare spazio alla loro creatività e alla loro tecnica, con soluzioni musicali nuovissime per l’epoca. A causa delle tensioni tra i tre, nonostante il clamoroso successo ottenuto, il super gruppo si scioglie dopo tre anni.
Baker non raggiungerà più quelle vette creative e di popolarità: dopo la fine dei Cream e la brevissima esperienza con i Blind Faith, fonda la Ginger Baker’s Air Force. Poi si trasferisce in Nigeria, studia i ritmi dell’Africa. Negli anni ‘80 si ritira in una fattoria nella campagna di Pistoia; qui, al Festival Blues, suona con Jimmy Page, ma essenzialmente resta ai margini della scena che conta. Fino al 2005 quando Eric Clapton decide di rimettere insieme i Cream, per alcuni concerti alla Royal Albert Hall di Londra. Da molti anni, e dopo alcuni crack finanziari, Baker viveva in un ranch in Sud Africa: la salute era ormai minata da anni di abusi.
Ginger Baker rimane sinonimo di virtuosismo ritmico. È stato uno dei primi nel rock a utilizzare la doppia cassa, sul modello di Louie Bellson, leggendario batterista delle orchestre di Duke Ellington, Benny Goodman e Count Basie. Baker approcciava il rock applicando i concetti dei grandi del jazz svincolando la batteria da un ruolo di puro accompagnamento. Il tutto con una potenza e un’energia devastanti. Il suo manifesto resta per sempre “Toad”, il brano dei Cream scritto per l’assolo di Ginger, il batterista folle e arrabbiato che ha cambiato la storia del suo strumento. —
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