Il Tirreno

Basta un poco di zucchero... nel Chianti: il disciplinare cambia guardando ai mercati

Lara Loreti
Cambia il disciplinare del Chianti: già da questa vendemmia si potrà raddoppiare il residuo zuccherino
◗
Cambia il disciplinare del Chianti: già da questa vendemmia si potrà raddoppiare il residuo zuccherino

Busi, presidente del Consorzio: «I consumatori in Oriente, Cina, Sud America chiedono un vino più rotondo»

3 MINUTI DI LETTURA





Chi scommetterebbe che 4-5 grammi di zucchero, in un litro di vino, possano valere fino a 40-50 milioni di euro? Eppure è così, almeno nelle stime. Il gusto dei wine lover cambia e si porta dietro il valore dei mercati. Il Consorzio del Vino Chianti, dopo lunga gestazione, ha ufficializzato una modifica importante del suo disciplinare: il residuo zuccherino consentito nel rinomato vino toscano, fino a ieri presente in 4 grammi per litro, oggi può arrivare a un massimo di 9. Di fatto un raddoppio, non un obbligo, ma una possibilità che viene data ai viticoltori per andare incontro al gusto dei consumatori, soprattutto dei Paesi esteri, nord Europa, ma anche e soprattutto nuovi mercati quali Cina e Sudamerica.

Una scelta che apre un dibattito fra puristi dei tannini e chi caldeggia la necessità di andare incontro al gusto degli acquirenti facendo un vino più rotondo. «Questa decisione ci permette di aumentare già dal prossimo anno di un 10-15% l’export, che rappresenta il 70% dei nostri 400 milioni di fatturato annui», spiega il presidente del Consorzio, Giovanni Busi.

Un grande business, quello dello storico vino a base di Sangiovese: il Consorzio conta 2.700 aziende che conferiscono uve e 700 imbottigliatori, per un totale di 100 milioni di bottiglie all’anno. E una prospettiva di crescita legata proprio allo zucchero – e quindi al gusto meno spigoloso del vino – che secondo le previsioni dei produttori attiverà un circolo virtuoso.

«Grazie all’aumento di vendite, avremo a disposizione un maggiore introito che useremo per ristrutturare gli impianti dei vigneti più vecchi che potranno rendere fino al 50-60% in più di produzione; le rese attuali sono di 110 quintali per ettaro. E nel giro di 7-8 anni la produzione di bottiglie aumenterà del 30%», dice ancora Busi.

Il nuovo disciplinare è già operativo e coinvolge la vendemmia 2019. Niente paura per gli appassionati: il Chianti resta nella categoria dei vini secchi. «Stessa consistenza, maggiore gentilezza, quello che mancava», commenta Busi. E l’estero ringrazia. «Guardiamo molto all’Oriente e al Sud America perché sono due polmoni per l’export– spiega Busi – La Cina è l’unico Paese in cui possiamo sperare di aumentare le vendite, lo stesso vale per l’America del Sud, in attesa di vedere come finirà la trattativa del Mercasur».

Questa operazione comunque serve anche per mantenere i mercati europei già consolidati, che nell’ultimo anno hanno subito flessioni. «Non possiamo permetterci di perdere quote ad esempio in Finlandia per dare spazio a vini cileni che sono più gradevoli dei nostri. È giusto mantenere un’alta tanninicità quando nei Paesi tradizionali perdiamo mercato? Nel 2018 in Germania abbiamo perso il 15%, anche a causa della crisi. In Usa ( 2%), e in Italia cresciamo (+ 4%) cresciamo ma in generale nel 2018 abbiamo perso il 2-3% nonostante il Chianti sia un brand forte».

E il mercato italiano come reagirà a questa pur leggera variazione del gusto del Chianti? «Non credo che ci saranno flessioni in Italia – risponde Busi – Avremo gli stessi valori di zucchero previsti ad esempio nel Barolo e in altri vini. Restando in Toscana, non credo che un Sassicaia rischi di non piacere per la sua rotondità. È chiaro che chi tra i nostri produttori ha clienti che prediligono un gusto più secco potrà continuare a usare un residuo zuccherino inferiore».

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web