Italia
L’albergo digitale, fa tutto un’app Eliminato ogni rapporto umano
Al monitor si crea la “chiave” della propria stanza e si paga con la carta di credito Quel che cercano i giovani è poter entrare e uscire senza dover parlare a qualcuno
Quali sono i piaceri di pernottare in un albergo? Non dovere rifare il letto, certo, ma anche piccoli lussi come il room service all’una di notte, i servizi del concierge per ogni esigenza, o chiamare lo staff per migliorare il proprio comfort, dal cuscino extra alla perfetta temperatura della stanza.
Sembrano risposte logiche, ma sono, pare, sorpassate. Quello che cercano le nuove generazioni è invece la possibilità di entrare ed uscire dall’hotel senza dover parlare a nessuno, come fossero a casa. Non si accontentano della mediocrità del room service, perché con le applicazioni di consegna di cibo ordinano da qualsiasi ristorante senza neanche dover fare una telefonata, e vogliono portarsi dietro bevande e snack senza usare il costoso minibar.
La figura del concierge? Obsoleta! Con Uber, la macchina arriva in pochi minuti. E se si sceglie l’albergo giusto, il locale più cool si trova proprio sul suo rooftop, basta premere il tasto dell’ascensore.
Indipendenza completa
Questo hotel esiste già e si trova a New York, precisamente a Manhattan, nella parte sud del Bowery. Al Sister City, ogni dettaglio è studiato per non avere interazioni personali e sentirsi completamente indipendenti. Situato al confine dello storico Lower East Side, un quartiere che un tempo ospitava i primi immigrati e la scena punk, ora popolato da locali notturni, si trova nello stesso isolato di un rifugio per i senza tetto e del New Museum, un museo di arte contemporanea.
L’entrata è piccola, e si apre su un cortile del ristorante dell’hotel, Floret, superato il quale si arriva alla lobby. Una seconda entrata dal retro sfocia sulla Freeman’s Alley, un incantevole vicolo interamente ricoperto di graffiti. La lobby, dal design minimalista ma accogliente, ha pareti in legno di ciliegio italiano e un confortevole salottino che è un rifugio di tranquillità dal trambusto della strada.
Accoglienza “fai da te”
L’atmosfera di pace è creata anche dalla musica, realizzata dall’artista Julianna Barwick usando una tecnologia A.I. di Microsoft. Prendendo informazioni dalla telecamera sul tetto dell’hotel, la composizione audio muta con l’ambiente, interpretando il passaggio delle nuvole, dei piccioni, il tramonto o la pioggia.
Niente bancone per il check-in, ma una serie di monitor fai date. Il processo è facile e veloce, quasi come usare un bancomat: si inserisce il proprio nome e la data della partenza, si paga con carta di credito e si creano le chiavi tessera della stanza assegnata. Accanto, un assortito mini store di bevande e snack, e una selezione di libri da sfogliare.
Design essenziale
Anche il design delle duecento camere è essenziale: al posto degli armadi, ganci in legno per appendere i vestiti e spazio a cassettoni sotto i letti, per mettere via valigie ed effetti personali. Il tema portante è «less is more», niente di superfluo per non affollare le stanze che nonostante le piccole dimensioni, tipiche degli hotel newyorkesi, sono per la maggior parte gradevoli. Su ogni piano, è a disposizione un’area rifornimenti con extra coperte, un asse da stiro e acqua potabile per riempire le bottiglie di vetro in ogni stanza. Altrimenti, si può usare un’applicazione sul telefonino per richieste al front desk, o anche cambiare la propria prenotazione e controllare il meteo tramite la telecamera sul tetto. Un magnete è applicato sulla porta al posto del cartoncino «Non disturbare», purtroppo spesso rubato come memorabilia dagli ospiti. E se il silenzio non basta per rilassarsi, è sufficiente usare l’app di meditazione offerta dall’hotel.
Compagnia su richiesta
L’esperienza senza contatto umano si rivela sorprendentemente liberatoria, in particolare senza attese al front desk e con accesso a tutto quello che è necessario senza intermediari. In fondo, se scatta la voglia di socializzare, al ristorante Floret del piano terra si trova sempre gente della zona che porta il computer per lavorare e mangiare un boccone. O meglio ancora, il Last Light, il bar del rooftop dell’undicesimo piano con vista sullo skyline, che ospita alcuni dei migliori deejay internazionali.
Non sorprende che molti ospiti del Sister City siano giovani professionali con vite lavorative intense, come impiegati in grandi gruppi del tech che viaggiano tra New York e la Silicon Valley e che hanno bisogno di staccare la spina. Ma la location a pochi passi da Soho nel cuore di downtown, è un’attrazione anche per una clientela di persone di ogni età: all’occorrenza si può sempre chiamare lo staff di supporto. —
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