Il Tirreno

in mostra da oggi a vinci 

Era finito in pezzi, ecco l’Angelo attribuito a Leonardo

Samuele Bartolini
Era finito in pezzi, ecco l’Angelo attribuito a Leonardo

Nel Settecento un sacrestano la ridusse in pezzi, fu rimessa su col gesso e ridipinta. Ora torna a nuova vita grazie al restauro dell’Opificio delle pietre dure

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VINCI (FIRENZE). Se fosse un angelo di Leonardo. Già. Quale titolo più calzante per la mostra dell'Angelo Annunciante che si apre oggi al nuovo centro espositivo Leo-Lev di Vinci. Abbandonato all'incuria e aggredito dall'umidità, l'Arcangelo Gabriele della pieve di San Gennaro in Lucchesia ne ha passate letteralmente di tutti i colori e si stava sfaldando. Ora invece, grazie al restauro dell'Opificio delle pietre dure di Firenze, i colori sono di nuovo simili a quelli originali, la statua è tornata a una nuova vita ed è il cuore della mostra che sarà inaugurata oggi dal sindaco Giuseppe Torchia e rimarrà aperta fino al 2 febbraio 2020.

Ma chissà se davvero l'Angelo è opera del giovane Leonardo. Carlo Pedretti, scomparso nel gennaio 2018, era il più grande studioso del Genio di Vinci e gli attribuì questa scultura in tv, durante una puntata di Superquark del 1999. Pedretti fece un passo avanti rispetto all'attribuzione di Carlo Ludovico Ragghianti che si fermava alla scuola del Verrocchio (la stessa di Leonardo). Ora l'architetto Oreste Ruggiero, che è anche il curatore della mostra, sposa in pieno la tesi di Pedretti. «Il rosa della veste è un marchio di fabbrica di Leonardo. Anche il personaggio in movimento è riferibile al Genio di Vinci. Poi c'è quel foro sulla mano sinistra, scoperto dal restauro. E’ probabile che servisse a tenere un giglio, proprio come nell'Annunciazione di Leonardo», dice Ruggiero.

L'architetto prova anche capire chi fosse il committente. «All'epoca c'era la Confraternita della Madonna della Neve. Era potentissima. E nella pieve di San Gennaro c'era e c'è tuttora una Madonna del parto in terracotta. Probabile che poi sia stata rivestita, come usava a quei tempi, per trasformarla in una Madonna giovane. Però mancava l'Angelo Annunciante. Ecco perché lo troviamo dentro la stessa chiesa. Era stato commissionato dalla Confraternia e dialogava con la Madonna giovane», ipotizza Ruggiero.

Certo è che non ha avuto una vita facile il povero Angelo. Correva l'anno 1773 quando un sacrestano distratto, mentre metteva gli addobbi per la festa di San Cirillo, fece cadere una scala addosso alla statua. L'Angelo cadde rovinosamente a terra e finì in tanti pezzi. Il restauro dell'epoca non fu dei migliori, i pezzi furono riattaccati col gesso e la statua fu ridipinta. C'è voluto il restauro dell'Opificio delle Pietre Dure per riscoprire almeno in parte i colori originali. L'azzurrite, le foglie di oro zecchino, il rosso cinabro. Tutti del Quattrocento. Ma per far conoscere ai visitatori la pigmentazione originale sarà esposta anche una copia a grandezza naturale dell’Angelo realizzata dall’Opificio con i materiali e le tecniche pittoriche dell'epoca, oltre a diversi contributi multimediali dedicati alla scultura e al suo recupero.

Samuele Bartolini

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