Il Tirreno

il disco e il tour 

Il ritorno di Mika: «Io, toscano fra la campagna e Livorno»

Luca Trambusti
Il ritorno di Mika: «Io, toscano fra la campagna e Livorno»

Il cantante rivela di aver scritto il nuovo album in un paesino del Fiorentino «Compro il pesce al mercato livornese». Il 2 dicembre show al Modigliani Forum

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C’è molta Toscana nel nuovo disco di Mika e nella vita del musicista anglo libanese. Ha iniziato a scrivere “My name is Michael Holbrook” (questo il titolo dell’album disponibile da oggi) a Miami. «Poi – spiega – per evitare i tifoni sono andato in un paesino della Toscana dove ho preso una villa con mia sorella. Lì, con l’aiuto di due giardinieri, ho allestito uno studio e ho finito di scrivere. È un posto bellissimo (ovviamente top secret) a circa 30 minuti da Firenze. All’inizio la gente mi evitava e io pensavo che i toscani fossero strani. Poi con il tempo mi hanno accettato. Mi piace – confessa – quel posto, anche se ci vado poco, lo sento il mio paese, io che ho sempre vissuto in grandi città. È bello stare al bar e sentire le chiacchiere della gente, sulle storie di paese. Mi sento a casa, sto diventando anche un esperto di ulivi e ho un conto aperto con il negozio che vende le motoseghe: ne ho comprate cinque per potare gli alberi, ma sono un disastro».

Ma c’è anche Livorno tra le frequentazioni del musicista. «Conosco bene il mercato del pesce, ci vado spesso a comprarlo, lo trovo ottimo – svela – mi sveglio alle 4 del mattino per essere lì presto a fare la spesa». Il prossimo appuntamento a Livorno per Mika però non è con la spesa di pesce ma con il pubblico al Modigliani Forum dove si esibirà il 2 dicembre (il tour inizierà il 24 novembre a Torino). Sarà quella l’occasione per presentare live il nuovo album che ha un titolo molto particolare cioè il nome anagrafico di Mika.

«Michael Holbrook è lo stesso nome di mio padre, io sono Jr. – racconta – ma mia madre mi ha sempre chiamato Mika. Ho scelto questo titolo per un confronto e una provocazione verso me stesso. È un disco in cui la dimensione privata e quella pubblica si fondono. Allo stesso tempo io non voglio essere mio padre, sono diverso da lui. Ho cercato di capire le sue radici perché ha sempre nascosto la sua storia». Oltre a questo conflitto “My name is Michael Holbrook” è stato concepito in un periodo di difficoltà familiare. La sua grande famiglia allargata, fatta di sorelle, nonna, tata e mamma è stata colpita da lutti e malattie. «Proprio un secondo dopo essermi sbloccato nella scrittura – svela Mika – mi hanno chiamato per dirmi che mia madre doveva essere operata perché non stava bene. Ora le sue condizioni non sono buone. In questi anni sono morte mia nonna e una tata spagnola che viveva con noi da 27 anni».

Non è dunque un periodo facile e parlando Mika non lo nasconde, ma allo stesso tempo dice: «Sono felice come non lo sono mai stato in dieci anni ma anche triste come non lo sono mai stato in dieci anni. Questa – confessa – è una filosofia tutta libanese, è un modo di affrontare i problemi alla mediorientale».

In merito a cosa significhi “successo” Mika ha le idee chiare. «Oltre a poter pagare le bollette – dice ridendo – significa libertà artistica e creativa, il potermi esprimere come preferisco. È una libertà di espressione che arriva con il successo commerciale; è una conseguenza anche se le due cose non vanno insieme». Mika continua il suo percorso, dopo 4 anni di silenzio, con il suo mondo sonoro e d’immagine colorato, apparentemente leggero che nasconde anche fragilità e difficoltà emotive. —
 

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