Il Tirreno

Così Capoliveri diventa la regina dell’uva elbana

Luca Centini Stefano Bramanti
Così Capoliveri diventa la regina dell’uva elbana

Ogni anno, all’inizio di ottobre, tra le viuzze dell’ex borgo minerario si sente forte il profumo del mosto

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Ogni anno, all’inizio di ottobre, tra le viuzze dell’ex borgo minerario si sente forte il profumo del mosto. La freschezza dell’uva irrompe e l’allegria dei rioni paesani è la vera, ultima scossa, di una stagione turistica che si avvicina al termine. Siamo a Capoliveri, all’Elba. È qui che da sabato 5 e fino a domenica ci si diverte con la Festa dell’Uva.

Nata da un’intuizione del pittore-imprenditore Michelangelo Venturini, la festa è anno dopo anno cresciuta, grazie all’impegno degli inesauribili capoliveresi, gente forgiata nel ferro e, nonostante la recente conversione al turismo del paese, abituata al lavoro e alla fatica.

Così, ormai da 24 anni, dopo la vendemmia, la Festa dell’Uva è un appuntamento unico nel suo genere, tanto che il dottor Danilo Marfisi, presidente della Confederazione europea delle feste storiche, si è spinto a dire che la Festa dell’Uva è la regina degli avvenimenti folcloristici italiani.

L'evento annuale è in mano a decine e decine di volontari sostenuti dalla Pro Loco comunale, organizzati dai capi rione e da sapienti registi del borgo, che realizzano per un giorno nei quattro rioni che si sfidano (Baluardo, Fortezza, Fosso e Torre), scene di vita del passato.

Ogni quartiere quindi diventa una piccola Cinecittà e le vie medievali, le piazze di Capoliveri, cambiano del tutto aspetto ispirandosi ad una tematica storica, scelta in segreto, da ogni rione. Come non ricordare l’edizione in cui l’ambientazione riportò i visitatori nel 1882, quando la fillossera compromise tutti i raccolti. E notevole fu la scelta di ritornare al periodo delle miserie della guerra mondiale o al tempo in cui il campionissimo Fausto Coppi trascorreva l’estate sulla spiaggia ferrosa di Straccoligno, con la sua Dama Bianca.

Ogni anno è prezioso il contributo di scenografi popolari, figuranti in costume, attori di strada, produttori locali che espongono cibi genuini. E ancora più decisiva è la fantasia che di certo non manca ai contradaioli dei quattro rioni. Ma grande anche il merito di tante massaie che creano gli abiti dell’epoca scelta di anno in anno.

La festa può essere visitata da chiunque e, infatti, giungono all’Elba ospiti da varie regioni e anche dall'estero. Si riscoprono così le atmosfere dei mestieri del passato, le cantine, il mercato, le donne che litigavano nelle corti, i tanti bambini che giocavano. E vengono ricreate pure le vigne con cesti colmi di uva, trasportati dagli asini. Creazioni mirabili che fanno rimanere a bocca aperta.

In realtà la Festa dell’Uva inizia il venerdì e il sabato. Si parte con le gare di abilità che vedono protagonisti i ragazzi dei rioni (corsa delle botti, gara della pigiatura dell’uva etc.) e, il sabato, con la preparazione di piatti tipici, mentre i produttori elbani espongono i propri vini Doc.

È chiaro, tuttavia, che per gustarsi il clou della manifestatone occorre attendere la domenica, quando si accende la sfida delle trasformazioni del borgo. La mattina, dopo un concerto musicale, i 4 rioni si presentano al folto pubblico nella panoramica piazza Matteotti, con una sfilata, rivelando, solo allora, i temi storici che avranno determinato le nuove ambientazioni nel paese. La presentazione spesso è accompagnata da musica, canti, balli e recitazioni. Il tutto sotto lo sguardo attento della giuria composta da 5 specialisti e un notaio, chiamati ad assegnare la vittoria a uno dei rioni in gara, verso le 18. Entrano con taccuino in mano nei quartieri per valutare tutto. Ma alle 15 i rioni si aprono al pubblico: tutti possono visitare il Baluardo, la Fortezza, il Fosso e la Torre, per ammirare le scenografie e gustare l’enogastronomia di un tempo, tra cui i pregiati vini, con in testa il noto Aleatico dell'Elba, citato anche da Mina in un sua canzone, unico passito toscano Docg.

In serata arriva la sentenza che annuncia la vittoria di un rione, in una piazza stracolma e festante. Esplode allora la gioia di chi ce l'ha fatta, avviando un’ulteriore festa che prosegue fino a notte con canti e balli. In realtà è tutto il paese che vince e i contradaioli del rione trionfante portano nelle proprie viuzze una grande statua in vetroresina del Bacco, simbolo del successo, che resterà esposta fino alla successiva edizione. Per quanto si descriva la festa, solo vivendola di persona si può apprezzare quanto sia godibile. C'è solo da partire e regalarsi un week-end isolano davvero unico. —
 

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