Il Tirreno

L’emozionante “Joker” che mette d’accordo il genere dei supereroi e il cinema d’autore

Fabio Canessa
L’emozionante “Joker” che mette d’accordo il genere dei supereroi e il cinema d’autore

Da domani nelle sale il film di Phillips vincitore a Venezia, con l’interpretazione di Joaquin Phoenix in odore di Oscar 

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recensione



Arriva domani nelle sale italiane il film più atteso dell’anno. “Joker” è insieme il vincitore del Leone d’Oro alla Mostra di Venezia e il kolossal blockbuster che dovrebbe sbancare il botteghino con incassi record, l’opera che la giuria del Lido ha premiato per la migliore qualità artistica e il cinefumetto che i lettori di Batman aspettano da tempo. Una consonanza più unica che rara, visto che finora i prodotti della DC Comics e della Marvel non erano mai stati invitati a Venezia neppure fuori concorso, mentre i vincitori del Leone d’Oro degli ultimi anni, dal “Faust” di Sokurov a “Roma” di Cuaron, finivano relegati nei cinema d’essai in poche copie e con grami incassi.

Per non parlare del regista Todd Phillips, tutt’altro che un sofisticato cineasta d’elite, al punto da essere noto soprattutto per una farsa demenziale come “Una notte da leoni”. Eppure il premio è ben dato e il successo di pubblico non mancherà, perché a “Joker” è riuscita davvero la quadratura del cerchio: dirotta il genere dei supereroi sul binario del cinema d’autore e reimposta la saga di Batman con le origini del suo acerrimo nemico.

Il colpo d’ala che nobilita questo spettacolone cupo ed elaborato, per niente adatto ai bambini, sta nell’aver rovesciato la prospettiva tradizionale: il cattivo diventa il buono che nessuno ha saputo amare, in una Gotham City popolata di infidi, ipocriti e corrotti. In un mondo di carogne, privo di empatia, il Joker sembra quasi una specie di Grinch, e la bravura esagerata del superlativo Joaquin Phoenix ha qualche eco del Jim Carrey più nevrotico, fino a comporre il ritratto straziante e insieme spettacolare di un alienato. Il suo Joker incarna la follia originata dalla solitudine metropolitana e dall’esclusione dallo showbusiness mediatico, rappresentato dal conduttore televisivo interpretato da un Robert De Niro in gran forma. Quello che viene fuori è un emozionante thriller politico, con richiami espliciti a “Taxi driver”, “Re per una notte” e “Nightmare”, ma anche un re-boot nel quale conosciamo il Bruce Wayne bambino che diventerà Batman.

Gli appassionati del fumetto non saranno delusi, perché la fedeltà allo spirito e ai contenuti delle strisce è assicurata, ma godranno di più gli appassionati di cinema per la ricchezza di umori, stili e generi che il film riesce a toccare e gestire abilmente, mandando a braccetto sprazzi di musical ed esplosioni di violenza splatter, accenti di realismo sociale e fantasticherie allucinatorie. Il cocktail segue la ricetta del cinema postmoderno, ma l’ambientazione nei primi anni Ottanta gli regala un sapore vintage, così come l’ottima colonna sonora.

Insomma, c’è materiale a sufficienza perché “Joker” riempia le sale e faccia parlare di sé, tra letture controverse e polemiche (come quelle sulla violenza suscitate negli Usa), ancora per molte settimane. Per poi riparlarne a febbraio, quando scommettiamo che l’interpretazione di Joaquin Phoenix vincerà l’ Oscar. —

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