Il Tirreno

pisa: in esposizione da domani  

Il vero volto di Artemisia Gentileschi ora è a Palazzo Blu

Giuseppe Boi
Il vero volto di Artemisia Gentileschi ora è a Palazzo Blu

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Lo sguardo fiero e determinato quasi contrasta con i lineamenti gentili e morbidi del viso. Un ritratto quasi “parlante” che descrive l’intensa natura di una donna del ‘600. E non di una qualsiasi, ma di Artemisia Lomi Gentileschi, pittrice caravaggesca con origini pisane, diventata icona del femminismo perché femminista molto prima del movimento per la parità delle donne nato con la rivoluzione industriale. Finora le sue sembianze si potevano desumere dai suoi autoritratti. Da domani all’8 marzo il suo vero volto sarà visibile nelle sale di Palazzo Blu, a Pisa, che ha acquisito il ritratto eseguito da Simon Vouet.

Cosimo Bracci Torsi (presidente della Fondazione Palazzo Blu), Claudio Pugelli e Massimo Messina (presidente e vice della Fondazione Pisa) lo hanno acquistato da un privato. Un’operazione resa possibile dagli storici dell’arte Francesco Solinas e Roberto Contini che lo hanno scoperto, quasi per caso, in uno stabilimento balneare della riviera romagnola. È su una spiaggia che, nell’agosto 2001, il collezionista mostra a Contini gli scatti di alcuni suoi quadri. L’occhio dell’esperto cade su un ritratto. La mano è quella di Vouet (pittore francese contemporaneo di Artemisia e a lei vicino artisticamente durante il soggiorno italiano intorno al 1620) e gli indizi che sia il ritratto della pittrice sono tanti.

L’opera dell’artista parigino è menzionata e descritta in diversi testi come l’elenco delle collezioni di Cassiano Del Pozzo (committente) e negli inventari dei suoi eredi. Quanto riportato dai testi corrisponde al quadro di proprietà del collezionista privato, e di cui si sono perse le tracce per due secoli. Ma c’è un dettaglio che collega il quadro ad Artemisia: un medaglione, appeso sul corpetto di raso giallo, in cui è raffigurato un edificio a pianta circolare e la scritta “Mausoleion”. Si tratta del Mausoleo, terza meraviglia del mondo antico, edificato ad Alicarnasso dalla principessa Artemisia per Mausolo, suo fratello e marito. Un vero marchio di fabbrica dell’Artemisia pittrice del ‘600, che si faceva riconoscere grazie al medaglione.

Un indizio storico-numismatico che, unito ai dettagli tipici della pitture di Vouet, hanno permesso a Solinas di avallare la scoperta di Contini. «Questa signora non ci ha mai lasciato in pace», ha commentato ironico il professore durante l’anteprima di ieri per la stampa. Anche perché il ritratto viene esposto a Biella nel 2007, finisce in diversi cataloghi, ma resta di proprietà del collezionista privato. E a questo punto entra in gioco la Fondazione Pisa. «È stato difficile – confessa Messina – ma alla fine siamo riusciti a metterlo a disposizione del patrimonio culturale pisano grazie ad un investimento di quasi 500.000 euro». Una cifra che, assicura Bracci Torsi, «è stata un’occasione».

Il ritratto è infatti «l’unico che rivela la vera Artemisia e permette di essere faccia a faccia con l’artista», spiega Letizia Treves che si è assicurata l’opera di Vouet (insieme alla “Clio” della pittrice già presente a Palazzo Blu) per la mostra “Artemisia: a woman artist in baroque italy” dal 4 aprile al 26 luglio 2020 alla National Gallery di Londra. —



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