Gioco
Mezzo secolo di “Abbey Road”, il cult dei Beatles in lite
LONDRA. Il 26 settembre 1969 gli scaffali dei negozi musicali si riempirono con il nuovo album (l’undicesimo) registrato dai Beatles: “Abbey Road”. Nell’iconica copertina Paul, John, George e Ringo camminavano sulle strisce pedonali di fronte gli studi della casa di registrazione che diede il nome al disco. L’idea si dice fosse stata di Ringo Starr che la propose quasi per gioco e, ancora oggi, tutti i turisti che passano per la via si fanno immortalare in posa sulle zebra crossing più famose della storia della musica. L’album risulta essere l’Lp dei Beatles più venduto di sempre superando i 5 milioni di copie commercializzate nel primo anno.
Ora, in occasione del mezzo secolo uscirà la versione rimasterizzata di “Abbey Road” il 14° album più bello della storia della musica secondo Rolling Stones e uno dei “1001 album da ascoltare prima di morire” secondo il libro di Robert Dimery. Il disco, diviso in due lati, costituisce un altro unicum della carriera dei Beatles. Da un lato una sfilza di big hits che sono diventati pezzi iconici del repertorio dei Fab Four: “Come toghether”, “Something”, “Here comes the sun” e poi, da “You never give me your money” a “The End” il cosiddetto Big One, un medley fortemente voluto da Paul McCartney e osteggiato da Lennon: «Mi piaceva il lato A dell’album. Non mi è mai piaciuta quella specie di opera pop sull’altro lato, credo sia spazzatura».
Prima di quest’album i quattro di Liverpool avevano tenuto il Rooftop Concert in cima alla terrazza della Apple dove avevano cantato “Get back” che doveva essere il prossimo album dei Fab Four. Le difficoltà economiche e i tentativi di rinascita della Apple furono una delle principali cause degli scontri tra Lennon e McCartney. I due realizzarono l’album in un clima particolarmente ostile. Basti pensare che riguardo alla realizzazione di “Oh! Darling” John Lennon disse: «Era una delle grandi canzoni di Paul che non cantò molto bene. Ho sempre pensato che avrei potuto farla meglio. Era più nel mio stile che nel suo». Nell’album trovarono spazio due canzoni di George Harrison: “Something” e “Here comes the sun”. La seconda fu pensata a casa di Eric Clapton, amico di Harrison, come raccontò lo stesso George: «“Here comes the sun” è stata scritta nel momento in cui la Apple stava diventando simile ad una scuola, dove dovevamo stare e comportarci da uomini d’affari: “Firma questo, firma quello”. Perciò un giorno ho lasciato la Apple e sono andato a casa di Eric Clapton. Non vedere tutti quei ragionieri inebetiti era un sollievo e camminando per il giardino con una delle chitarre acustiche di Eric ho scritto la canzone».
Nel disco trovò spazio anche la seconda canzone scritta da Ringo Starr nel periodo dei Beatles: “Octopus’s Garden”. Viene da una chiacchierata con un pescatore in Sardegna, come ha raccontato Ringo: «Mi disse che i polpi se ne andavano in giro sul fondo del mare a raccogliere sassolini e oggetti lucenti con i quali costruivano giardini. Pensai che fosse una cosa fantastica». —
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