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L’eroe è anni '80, l’icona vecchia fa incasso: tornano Rambo, Terminator e Top Gun

Fulvia Caprara
L’eroe è anni '80, l’icona vecchia fa incasso: tornano Rambo, Terminator e Top Gun

Sylvester Stallone come Arnold Schwarzenegger, di nuovo nei ruoli cult diventati marchi, nonostante i segni dell’età 

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Eroi per sempre, pronti a qualunque tipo di acrobazia, con le rughe ben in vista sui volti maturi, con le andature leggermente appesantite, ma anche con un grande passato alle spalle, che giustifica tutto e rende invincibili. In una società che invecchia molto e ringiovanisce poco, nessuno si stupisce se i più famosi combattenti del cinema, protagonisti di saghe che ancora continuano a incassare, tornano di scena, più arzilli di prima: «Ogni attore ha le sue caratteristiche – ha detto Sylvester Stallone a maggio, davanti alla folla plaudente del Festival di Cannes – sa fare bene una cosa e meno un’altra. Io mi sono specializzato nel mio campo, l’eroe d’azione».

Un mestiere che non prevede pensione e infatti, in “Rambo Last Blood” a quasi 40 anni di distanza dal primo capitolo della serie, l’attore riprende il personaggio del veterano del Vietnam, finalmente avviato verso un’esistenza sedentaria in un tranquillo ranch dell’Arizona, ma costretto, da tragiche circostanze, a rimettersi in pista e a sgominare i nemici grazie a un percorso complesso di trappole mortali, dove l’astuzia è all’altezza della forza fisica: «Non si vede Rambo con due lanciarazzi in mano – spiega il produttore Les Weldon – intento a spazzare via gli elicotteri dal cielo, come faceva in alcuni film precedenti. Anche stavolta c’è moltissima azione, vendette, sparatorie, ma è tutto più radicato nella realtà. È un Rambo che sta tornando alle radici».

Insomma, non è mai troppo tardi, e, alla rentrée di Stallone, corrisponde, speculare, quella dell’antagonista di sempre, Arnold Schwarzenegger che, 27 anni dopo “Terminator 2”, rientra in gioco con “Terminator: Destino Oscuro” prodotto da James Cameron e David Ellison, con la regia di Tim Miller, che in un’intervista a Men’s Health ha tenuto a precisare: «Non ho assolutamente voluto un Arnold digitale. Volevo sottolineare il realismo di una persona di una certa età che si ritrova a dover essere eroica. Un concetto che adoro. Ho sempre amato quelle storie in stile Rooster Cogburn nel Grinta, eroi imperfetti che sono molto più interessanti di quelli giovani e perfettini. E poi Arnold è grandioso. Sul set, durante le riprese, c’erano un sacco di donne che continuavano a dire “Mio Dio, questo è il miglior Arnold che abbia mai visto”. Certo, è diverso dai tempi di Mr. Olympia, quando era una specie di divinità, ma in lui resta sempre qualcosa, anche adesso. È regale».

L’unica vera novità, nelle vicende dei due campioni muscolari, è nelle presenze femminili che finalmente acquistano funzioni necessarie, non solo decorative. Se l’ultimo Rambo porta a casa la pelle è soprattutto grazie all’alleanza con Camen Delgado (Paz Vega), giornalista coraggiosa che lo aiuta a sconfiggere i criminali messicani che le hanno rapito e ucciso la sorella. Anche il cyborg T-800, anziano, laconico e temibile come ai tempi d’oro, rinasce grazie alla convocazione di Sarah Connor (Linda Hamilton), guerriera armata fino ai denti, impegnata a proteggere la giovane Dani Ramos dalle mire del Rev 9, ultimo modello di Terminator in versione metallo liquido.

La storia continua, e non c’è data di nascita che tenga. In certi casi si tratta di gare con se stessi, non demordere vuol dire illudersi di restare sempre uguali. In arrivo con “Top Gun: Maverick”, Tom Cruise annuncia l’impresa con lo stesso tono con cui parlerebbe di una missione benefica, per salvare l’umanità: «Tutti continuavano a chiedermi : quando ne farai un altro?. Girando il mondo, mi è accaduto spessissimo di ascoltare questa domanda. La gente è stata molto paziente con me, per 34 anni. Così ho sentito che la mia responsabilità era consegnare al pubblico quest’altro film, una lettera d’amore all’aviazione, che io stesso amo».

Ancora una volta, come nelle più recenti avventure della serie Mission Impossible, Cruise rifiuta con fermezza il ricorso agli stuntmen e avverte i fan: «Tutto quello che vedete nel film è reale, volevo offrirvi la possibilità di sperimentare l’esperienza di stare dentro un aereo». Ora, di nuovo nei cieli, dovrà vedersela con la nuova leva di piloti cresciuti tra droni e software, insofferenti nei confronti di un vecchio leone che non vuole mettersi a riposo. Eppure non c’è scampo, al cinema, e nella vita, il grey power avanza. –

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