Il Tirreno

firenze 

Un museo da comprare, l’antiquariato risplende alla Biennale dell'antiquariato

Gabriele Rizza
Una natura morta di Oscar Ghiglia e una scultura trecentesca fra le opere esposte alla Biennale dell’Antiquariato
◗
Una natura morta di Oscar Ghiglia e una scultura trecentesca fra le opere esposte alla Biennale dell’Antiquariato

Oltre cinquemila opere fra quadri, arredamenti, design da tutto il mondo in esposizione nelle sale di Palazzo Corsini

4 MINUTI DI LETTURA





La Biennale internazionale dell’Antiquariato, in scena, è proprio il caso di dire, da domani al 29 settembre nelle scenografiche sale di Palazzo Corsini affacciato sull’Arno, a Firenze, festeggia i 60 anni. Era il 1959 quando i fratelli Bellini, Mario e Giuseppe, concepirono questa vetrina ospitata a Palazzo Strozzi che segnò la storia e il mercato dell’arte. Un nuovo modo di vedere le opere e di fare affari con Firenze al centro.

Un prototipo che avrebbe fatto da modello a cui altre simili iniziative, nel frattempo sorte, si sarebbero ispirate e che all’inizio catapultò la città nell’empireo del jet set internazionale. Come rimbalza dagli scatti fotografici della mostra “Biennale e in bianco e nero 1959-1983” allestita nel foyer del Teatro del Maggio, che figura fra i nuovi partner di questa edizione. Certo i tempi certo sono cambiati, il turismo di massa scombina le traiettorie e il mercato dell’arte ingrana marce sempre più impreviste e spropositate. Ma la Biennale fiorentina resiste e continua a godere ottima salute: non tradisce, pur rinnovandosi, le proprie radici e rappresenta per gli operatori un appuntamento imprescindibile che rafforza il ruolo del capoluogo toscano in un settore così importante e delicato, sia sotto il profilo culturale che dal punto di vista economico.

Un dato è certo. L’arte, sia antica che moderna, non soffre la crisi. Anzi. I collezionisti nel mondo sono aumentati e si son fatti sempre più rigorosi, esigenti, esperti. In questo senso la vetrina di Firenze ne è lo specchio con i suoi 5.000 pezzi di varia tipologia, presentati da 77 fra le più quotate gallerie italiane e straniere: un’eccellente panoramica di dipinti, sculture, disegni, arredi, mobili, suppellettili, libri, stampe e oggetti di epoche diverse che rappresentano «un museo in vendita», per usare la felice espressione di Fabio Moretti, al suo terzo anno come Segretario generale della manifestazione.

A Palazzo Corsini, reso funzionale senza perdere in festosa monumentalità, dall’allestimento di Matteo Corvino, che ha collocato all’ingresso i due spettacolari, grandiosi lampadari (un metro di circonferenza per tre di altezza) disegnati da Carlo Scarpa provenienti dal vecchio Teatro Comunale, il dialogo fra antico e moderno viaggia, solo per fare qualche esempio, fra Canaletto e Casorati, Bernini e Boetti, Pietro da Cortona e Fontana, Benedetto da Maiano e Pistoletto, Piero di Cosimo e Savinio, Orazio Gentileschi e Campigli, Domenico Beccaafumi e Gilberto Zoio, Guido Reni e Morandi, e il design di Sottsass e Mendini. Da segnalare, allestito nell’Alcova al primo piano di Palazzo Corsini, il percorso “Universo Bardini”, un progetto espositivo a cura di David Lucidi che rende omaggio a Stefano Bardini, il “principe degli antiquari” per antomasia. —

Capolavori dal ’500 al ’700 proposti da Giorgio Baratti per il suo esordio fiorentino 
È una new entry importante quella di Giorgio Baratti che per la prima volta partecipa alla Biennale. Una decisione assunta dietro un preciso invito: «Negli anni avevo sempre prediletto altre manifestazioni di eguale spessore - afferma Baratti - ma dopo che l’amico Fabrizio Moretti mi aveva esortato a non mancare a questa edizione del 60° ho deciso di accettare portando a Palazzo Corsini alcuni tra i più bei pezzi della mia collezione».Baratti opera dal 1964 nel settore dell’antiquariato, prima tra Pisa e Firenze, quindi a Milano, dove fonda, nel 1982, la Giorgio Baratti Arte Antica. Sono 38 gli oggetti in mostra, 27 dipinti dal Cinque al Settecento più 11 tra sculture, mobili e manufatti. Fra di loro spicca la "Madonna col bambino che stringe un uccellino", bassorilievo in marmo opera di Gregorio Di Lorenzo, allievo di Desiderio da Settignano, uno degli esemplari più raffinati della sua attività risalente alla seconda metà del Quattrocento. Altri pezzi forti un tavolo in legno dorato, realizzato su disegno di Giovani Battista Foggini (1652-1725) già di stanza a Palazzo Pitti, la Sant’Orsola, capolavoro del veneziano Girolamo Forabosco (1605-1675) per finire col Ritratto di gentiluomo di Alessandro Allori e l’Orazione di Cristo nell’orto, olio su tela di Mattia Preti.

La Biennale internazionale dell’Antiquariato (con le varie mostre collegate) è in programma da domani, sabato 21, al 29 settembre a Palazzo Corsini a Firenze.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa