Il dolore
Tornano a casa i bronzi barocchi della corte medicea
Fino al 12 gennaio si possono ammirare oltre 170 sculture nella mostra “Plasmato dal fuoco”. Fra i pezzi forti Giambologna, Foggini, Benzi...
I francesi direbbero “sombre” che è un modo elegante per dire “scuro”. Ma uno scuro più morbido e modulato, intriso di profondità e denso di sfumature. Così, decisamente “sombre”, ci accoglie la mostra “Plasmato dal fuoco” che in Palazzo Pitti racconta per la prima volta l’arte e la storia dei maestri fiorentini del metallo nel Sei e Settecento.
Oltre 170 opere, fra cui la “Venere al bagno” del Giambologna mai prima d’ora esposta in pubblico, testimoni di «come i Medici esportarono il gusto di Firenze in tutta Europa», ricorda il direttore degli Uffizi Eike Schmidt che ne è il curatore insieme a Sandro Bellesi e Riccardo Gennaioli. Perché di questo patrimonio, espressione della bronzistica fiorentina avviata sotto Francesco I de’ Medici, quasi niente è rimasto in patria. Lo si vede dai prestiti che arrivano da Londra, dai Musei Vaticani, da Parigi, Washington, New York, Los Angeles, Colonia, Madrid, San Pietroburgo, dal Liechtenstein e via di seguito. Una dispersione frutto di vendite e donazioni, anche a seguito dell’esproprio napoleonico.
Vi si ravvisa tutta l’energia dell’arte barocca imprigionata nel metallo, grazie alla potenza della fiamma, in questa carrellata di eroi e divinità, figure mitologiche, oggetti sacri e scene profane di incisiva, sorprendente plasticità. La scultura in bronzo, insieme al commesso in pietre dure, era al tempo moneta corrente per doni diplomatici con le altre corti europee, materia di scambi di natura tecnica e mercantile, oggetto di commissioni importanti da parte delle teste coronate e della nobiltà del continente. Un bene di tempra inscalfibile ma destinato alla mobilità, al baratto. Sono molti i “pezzi forti” che scandiscono il percorso. Come, sempre del Giambologna, il “San Giovanni” restaurato per l’occasione, o come, provenienti da Roma – dal Ministero dell’Economia e Finanze dove Quintino Sella, lasciata Firenze, le aveva trasferite – le copie delle statue antiche della Tribuna del Buontalenti, realizzate in bronzo dal Foggini con la collaborazione di Pietro Cipriani. Un altro ritorno a casa è quello dei gruppi scultorei un tempo qui accolti negli appartamenti dell’Elettrice Palatina: originariamente 12, furono lasciati in eredità da Anna Maria Luisa de’ Medici a parenti, amici e istituzioni, prima di finire dispersi fra musei e collezioni private. Adesso, ben 11 sono stati raccolti e riuniti per essere esposti all’interno della mostra, compreso l’ultimo riconosciuto nel 2006 e conservato al Prado. Infine di Soldani Benzi, si può ammirare il bronzo con l’incontro tra Gesù Bambino e San Giovannino e ancora confrontare la sua versione del “Fauno danzante” con quella di Foggini e quella realizzata in porcellana di Doccia.
Catalogo Sillabe. Fino 12 gennaio. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
