Sicurezza
I segreti del Tumulo del principe etrusco: sembra Stonehenge, ma è una tomba vuota
Pisa: situato alle porte della città in via San Jacopo, alle spalle del cimitero di via Pietrasantina, è un unicum al mondo del suo genere
Questa è la memoria visibile più importante del passato etrusco di Pisa, come dice il professor Stefano Bruni, docente di etruscologia e archeologia italica del Dipartimento di studi umanistici dell'Università di Ferrara, che al “Tumulo del principe etrusco” ha dedicato lunghi studi. Il complesso monumentale, che domenica sarà eccezionalmente aperto al pubblico per un concerto, è quasi una Stonehenge pisana, sconosciuta ai più.
Situato alle porte della città in via San Jacopo, alle spalle del cimitero di via Pietrasantina, «è un unicum al mondo del suo genere considerando la data di attribuzione, tra la fine dell’ottavo e le prime decadi del settimo secolo avanti Cristo, l’unica situazione di Funus imaginarium (funerale immaginario) che si conosce nel reale di quell’epoca», dice Bruni.
Circondato da un fitto numero di stele e cippi funerari, un sistema di tombe più piccole, il grande tumulo di 30 metri di diametro ospita l’ultima dimora di quello che probabilmente fu un personaggio etrusco di alto rango che trasse la propria ricchezza e prestigio dalla navigazione, come testimonia il tridente ritualmente spezzato trovato negli scavi archeologici svolti tra il 1994 e il 1998 in quella che pare essere una necropoli.
Una tomba, anzi un tumulus, ovvero un accumulo semisferico di terra al cui centro è stata identificata una grande fossa quadrangolare di quattro metri di lato e profonda un metro, al cui interno è stata rinvenuta una grande cassa di legno contenente frammenti di vasi, una coppa bronzea e delle ossa di ovino. Ma nessuna traccia del corpo del defunto che, secondo gli archeologi, al luogo del proprio funerale non arrivò mai, perché disperso e morto in mare. Per il suo rango meritava però un importante cerimonia funebre, per cui – come poi è accaduto anche da altre parti e in altri tempi, per esempio in occasione delle esequie del marchese Filippo Bourbon Del Monte, governatore di Livorno nel Settecento – a essere al centro della cerimonia funebre fu un fantoccio, come raccontano le abbondanti ceneri della pira su cui fu bruciato, scoperte durante gli scavi.
Un funerale senza il morto che comprese anche il sacrificio di un cavallo su un grande altare, come rivela la scoperta di quattro spiedi, un grande coltello e la mascella di un cavallo. Poi fu eretto il tumulo, che si presentava esattamente come oggi, a 2700 anni di distanza, si può vedere. —
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